A Luino, sulla sponda varesina del Lago Maggiore, tra gli anni Trenta e la fine della guerra, c'è gente che gioca. Non per divertimento, ma per fame di vita, per disperazione, per quella voglia di evasione che ti prende quando sei bloccato in una provincia dove le giornate scorrono tutte uguali.
Piero Chiara, in "Il piatto piange", racconta il vizio del gioco d'azzardo come metafora perfetta della vita in provincia: desideri che si trasformano in ossessioni, speranze che si infrangono su un tavolo verde, illusioni che promettono salvezza e consegnano rovina. Il narratore è dentro la storia, non giudica dall'alto ma si mescola agli altri giocatori con la stessa febbre.
Un romanzo del 1962 che fotografa meccanismi ancora attualissimi: la provincia che cerca disperatamente di essere altro, l'illusione di controllare il destino, la trappola che si traveste da salvezza.








