Parigi, 1942. Un assassino misterioso lascia il suo biglietto da visita su ogni vittima: il nome "Monsieur Durand".
La polizia brancola nel buio, la città trema, e un ispettore dal nome impronunciabile si ritrova a indagare in una pensione borghese dove chiunque potrebbe essere il colpevole.
"L'assassino abita al 21" è il debutto nella finzione di Henri-Georges Clouzot, il regista che di lì a qualche anno avrebbe inquietato l'Europa, e non solo, con "Il corvo" e "I diabolici".
Un giallo anni Quaranta che sa ancora mordere, con una protagonista femminile che anticipa di decenni certe conquiste del cinema moderno. Scopriamo insieme perché questo film, a ottant'anni di distanza, non ha perso nemmeno un grammo della sua vitalità.








