La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Sette uomini d’oro” di Marco Vicario (1965)

Nel 1965 Marco Vicario realizza il colpo perfetto del cinema italiano: un film di rapina che diventa il più costoso e il più esportato della nostra storia.

Con una sceneggiatura che funziona come un orologio svizzero, attori straordinari come Philippe Leroy, Rossana Podestà e Gastone Moschin, "Sette uomini d'oro" dimostra che il nostro cinema sapeva competere con Hollywood senza perdere identità.

Girato tra Italia e Svizzera, dove era vietato perfino riprendere le banche, il film deve fare i conti con la morale dell'epoca che imponeva finali edificanti. Ma resta un gioiello che ancora oggi stupisce per maestria tecnica e capacità narrativa, testimonianza di un'epoca in cui il cinema italiano dominava i mercati mondiali.

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Recensione “Hoppity va in città” di Dave Fleischer (1941)

Un gioiello dell'animazione che meritava ben altro destino: il film dei Fleischer Studios con la cavalletta canterina rappresenta uno dei vertici tecnici e narrativi del periodo d'oro dell'animazione americana, ma venne travolto dagli eventi del 7 dicembre 1941.

La straordinaria fusione tra personaggi animati e scenografie tridimensionali, la colonna sonora memorabile e la storia commovente di amicizia e riscatto non ebbero alcuna possibilità contro la tragedia di Pearl Harbor.

In questa puntata parliamo di come un'opera destinata a rivaleggiare con la creazioni di Walt Disney sia finita nell'oblio, trascinando con sé i sogni di gloria dei fratelli Fleischer e segnando la fine di un'epoca irripetibile dell'animazione.

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Recensione “Destinazione Terra” di Jack Arnold (1953)

Nel 1953, mentre l'America tremava per le paure atomiche e il maccartismo cercava nemici ovunque, Jack Arnold realizza un film di fantascienza rivoluzionario tratto da un racconto di Ray Bradbury.

"Destinazione Terra" ci racconta di una nave aliena precipitata nel deserto dell'Arizona, ma non è l'ennesima storia di invasione e distruzione. È qualcosa di più profondo e visionario: un film che osa chiedersi se il diverso sia davvero un nemico o semplicemente un viaggiatore sfortunato.

Con Richard Carlson e Barbara Rush, Arnold costruisce un thriller che è anche una riflessione sulla paranoia, sulla paura dell'altro e sulla possibilità di comunicare oltre le apparenze.

Girato con mezzi ridottissimi ma con una visione che anticipa Spielberg di oltre vent'anni, questo piccolo capolavoro dimenticato ci ricorda che la fantascienza più intelligente non è quella che ci fa sognare mondi lontani, ma quella che ci aiuta a capire meglio il nostro.

Un film che parla degli anni Cinquanta ma guarda dritto al futuro, con una domanda ancora attualissima: cosa facciamo quando incontriamo qualcosa che non comprendiamo?

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Recensione “Delitto in piazza” di Paolo Levi (1976)

Un impiegato ministeriale anonimo, una fidanzata che lo trasforma, una bugia sui servizi segreti e un fantasma che visita case vuote.

Con "Delitto in piazza" Paolo Levi costruisce nel 1976 un giallo che è molto più di un semplice mistero: è uno specchio spietato della società italiana, dove dietro le finestre della Roma bene si nascondono miserie quotidiane e segreti inconfessabili.

Mario Aldara si ritrova a indagare sulla scomparsa di una donna senza averlo mai chiesto, trascinato in un mondo di ipocrisie borghesi che Levi racconta con un'ironia tagliente e mai indulgente.

Un romanzo che mescola leggerezza e profondità, risate amare e tensione psicologica, dimostrando che il giallo italiano degli anni Settanta sapeva essere intelligente, originale e tremendamente attuale.

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Recensione “Darling” di John Schlesinger (1965)

Nel 1965 John Schlesinger fotografa la swinging London attraverso gli occhi di Diana Scott, interpretata da una Julie Christie mozzafiato.

Un ritratto spietato di donna che diventa simbolo di un'epoca intera: quella in cui sembrava possibile tutto, persino che le donne potessero essere davvero libere. Ma dietro il glamour, dietro i vestiti firmati e le feste scintillanti, si nasconde una gabbia dorata che Diana scoprirà troppo tardi.

Un film premiato con tre Oscar che ancora oggi ci interroga sulla differenza tra libertà apparente e autentica emancipazione. Perché Diana Scott, bellissima e desiderata, finirà per essere addomesticata proprio attraverso ciò che sembrava renderla libera.