La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Obsession – Complesso di colpa” di Brian De Palma (1975)

Brian De Palma firma nel 1975 uno dei thriller più hitchcockiani e ipnotici della storia del cinema: "Obsession – Complesso di colpa". Scritto insieme al leggendario Paul Schrader, il film intreccia ossessione, inganno e amore perduto sullo sfondo di una Firenze struggente e quasi irreale.

Cliff Robertson, Geneviève Bujold e un inquietante John Lithgow danno vita a personaggi indimenticabili, mentre la fotografia di Vilmos Zsigmond trasforma ogni inquadratura in un dipinto. Una pellicola che sa come tenerti incollato allo schermo fino all'ultima, folgorante scena finale.

In questa puntata la recensione completa di un film che, se non hai ancora visto, devi recuperare subito — e se lo hai già visto, meriti di scoprire tutto quello che ti eri perso.

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Recensione “The Bank – Il nemico pubblico n°1” di Robert Connolly (2001)

Oggi parliamo di un film che quasi nessuno conosce e che invece meriterebbe di essere visto e discusso molto più di tanti blockbuster osannati dalla critica.

"The Bank" di Robert Connolly è un thriller australiano del 2001 che racconta con fredda precisione chirurgica come funziona davvero il mondo della finanza: non attraverso esplosioni o inseguimenti, ma attraverso qualcosa di molto più inquietante, ovvero la logica implacabile di chi gestisce il denaro degli altri sapendo già in partenza chi vincerà e chi perderà.

David Wenham e Anthony LaPaglia si fronteggiano in un duello interpretativo di rara intensità, sullo sfondo di un sistema bancario che non ha nulla di neutrale e tutto di predatorio. Un film che nel 2001 sembrava un atto d'accusa, e che oggi, alla luce di tutto quello che è successo nei mercati finanziari globali, suona quasi come una profezia.

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Recensione “Il club dei bugiardi” di Mary Karr (1995)

Mary Karr cresce a Leechfield, Texas — un nome che già sa di destino — tra una madre e un padre alcolisti, violenze di ogni tipo e una quotidianità che sarebbe bastata a spezzare chiunque.

Nel suo memoir "Il club dei bugiardi" non cerca la nostra compassione: vuole solo raccontare, con uno stile diretto e senza fronzoli, cosa significa sopravvivere a un'infanzia che avrebbe potuto divorarla.

Una storia cruda, necessaria e straordinariamente onesta, che dimostra come la memoria — anche quando mente — possa diventare la forma più autentica di verità.

Oggi ne parliamo qui, sul podcast La Foglia d'Acanto.

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Recensione “L’immorale” di Pietro Germi (1967)

Pietro Germi torna con uno dei suoi film più ingiustamente dimenticati: "L'immorale" del 1967, una commedia feroce e tenerissima che racconta la storia di Sergio Masini, violinista romano con due famiglie parallele, cinque figli e un cuore capace di amare tutto e tutti, contemporaneamente.

Con un Ugo Tognazzi in stato di grazia assoluta — David di Donatello meritatissimo — e una giovane Stefania Sandrelli che porta sullo schermo tutta la sua energia travolgente, Germi firma un ritratto dell'Italia degli anni Sessanta che parla, con sorprendente lucidità, anche all'Italia di oggi.

Una commedia che fa ridere, commuove e fa riflettere: il cinema italiano quando era davvero grande.

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Recensione “Il verdetto” di Sidney Lumet (1982)

Un avvocato che distribuisce biglietti da visita ai funerali degli sconosciuti. Un caso impossibile. Un sistema che ha già deciso come andrà a finire.

Nella puntata di oggi parliamo di "Il verdetto", il capolavoro di Sidney Lumet del 1982, con una sceneggiatura firmata da David Mamet e un Paul Newman che consegna alla storia del cinema una delle interpretazioni più vere e devastanti della sua carriera.

Un film che non racconta un processo: racconta un uomo che decide se vale ancora la pena di salvarsi. Lontano dai legal thriller spettacolari e dalle redenzioni confezionate, "Il verdetto" è cinema adulto, scomodo, onesto.

Il tipo di film che non ti lascia un'opinione. Ti lascia una domanda.