La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “I banditi del tempo” di Terry Gilliam (1981)

In questa puntata parliamo di uno dei film più originali e irripetibili degli anni Ottanta: "I banditi del tempo" di Terry Gilliam, uscito nel 1981 e ancora oggi capace di stupire, divertire e inquietare in egual misura.

Un bambino solitario, sei ladri, una mappa rubata all'Essere Supremo e un viaggio caotico attraverso i secoli: questo è il punto di partenza di un'avventura visiva che non assomiglia a nulla di ciò che il cinema aveva fatto prima.

Scritto con Michael Palin dei Monty Python, prodotto da George Harrison, interpretato da un cast stellare che include Sean Connery, Ian Holm, John Cleese e Ralph Richardson, il film è un esempio perfetto di cosa succede quando un regista visionario ha carta bianca e la usa fino all'ultimo fotogramma.

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Recensione “Vedovo, aitante, bisognoso d’affetto, offresi… anche babysitter” di Jack Lemmon (1970)

C'è un film del 1971 che pochissimi ricordano, eppure meriterebbe un posto fisso nei cuori di tutti gli amanti della grande commedia americana. "Kotch" è l'unica opera da regista di Jack Lemmon, e già questo basterebbe a renderla degna di attenzione.

Ma quando dietro la macchina da presa c'è un artista del suo calibro, e davanti ci sono il talento e l'umanità di Walter Matthau nei panni di un anziano vedovo che si rifiuta di scomparire in silenzio, il risultato è qualcosa di raro: un film tenero, lucido, commovente, che parla di vecchiaia, dignità e solitudine con una grazia disarmante.

E poi c'è il titolo italiano — "Vedovo, aitante, bisognoso d'affetto, offresi… anche babysitter" — che da solo vale l'ascolto...

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Recensione “Arctic” di Joe Penna (2018)

Oggi parliamo di "Arctic", il film del 2018 diretto da Joe Penna che ha rivelato al grande pubblico una delle interpretazioni più intense e silenziose degli ultimi anni: quella di Mads Mikkelsen nei panni di un sopravvissuto abbandonato nel cuore del ghiaccio artico.

Un film essenziale, quasi privo di dialoghi, dove la lotta per la sopravvivenza diventa una riflessione profonda sul senso della vita e sulla responsabilità verso gli altri. Inevitabile il paragone con il Chuck Noland di Tom Hanks in "Cast Away" di Robert Zemeckis, ma Mikkelsen costruisce qualcosa di diverso, più freddo e contenuto, altrettanto devastante.

Un film che parla poco e dice tutto, girato con una fotografia che trasforma il paesaggio islandese in un personaggio a sé. Se non l'avete ancora visto, questa è la puntata giusta per convincervi a farlo.

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Recensione “Nel mezzo della notte” di Delbert Mann (1959)

"Nel mezzo della notte" di Delbert Mann è una commedia romantica raffinata e coraggiosa, tratta da un'opera teatrale di Paddy Chayefsky — lo sceneggiatore tre volte premiato con l'Oscar — portata sul grande schermo dopo il trionfo di "Marty" con lo stesso regista.

Jerry Kingsley (Fredric March), ricco sarto di Manhattan rimasto vedovo, trova inaspettatamente un nuovo slancio di vita accanto a Betty (Kim Novak), segretaria ventiquattrenne segnata da un difficile divorzio. Tra i due nasce un sentimento autentico, ma famiglie e convenzioni sociali non riescono ad andare oltre la differenza d'età e di censo.

Con delicatezza e lucidità rara per l'epoca, il film affronta i temi dell'amore maturo, dell'ipocrisia borghese e del coraggio di ricominciare. Memorabili le interpretazioni dei due protagonisti, così come, nella versione italiana, le voci di Emilio Cigoli e Rosetta Calavetta, tra le più belle e sensuali del doppiaggio dell'epoca.

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Recensione “Tutti i mercoledì” di Robert Ellis Miller (1966)

"Tutti i mercoledì" di Robert Ellis Miller è una commedia degli equivoci che nasconde, dietro la leggerezza apparente, un messaggio sorprendentemente moderno.

Tratta dall'omonimo successo di Broadway firmato da Muriel Resnik, con la sceneggiatura del premio Oscar Julius J. Epstein, la pellicola racconta la doppia vita di John Cleves, rispettabile dirigente per sei giorni su sette e instancabile dongiovanni il mercoledì.

Quando il suo appartamento segreto diventa teatro di una serie di equivoci esilaranti, le vere protagoniste emergono prepotentemente: Ellen Gordon, interpretata da una straordinaria Jane Fonda candidata al Golden Globe, e Dorothy Cleves, moglie apparentemente ignara.

Entrambe, da posizioni di subalternità, trovano la forza di emanciparsi e scegliere la propria strada, anticipando con anni di anticipo lo spirito del femminismo che avrebbe presto infiammato il mondo. Un piccolo gioiellino da riscoprire, precursore dei tempi e di grande freschezza.