La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Il tesoro di Vera Cruz” di Don Siegel (1949)

In questo episodio parliamo di un piccolo gioiello del cinema americano di fine anni Quaranta che molti non conoscono abbastanza: "The Big Steal" di Don Siegel, arrivato da noi con il fuorviante titolo "Il tesoro di Vera Cruz".

Un noir che sa essere brillante e irriverente senza smettere di essere duro, con un Robert Mitchum in stato di grazia alle prese con inseguimenti, sparatorie e una femme fatale d'eccezione come Jane Greer, il tutto ambientato in un Messico polveroso e implacabile. Siegel costruisce un film ibrido e originalissimo, dove le battute da commedia sofisticata convivono con la tensione del genere senza che l'insieme perda mai coerenza o ritmo.

Una regia sicura, una sceneggiatura firmata da Daniel Mainwaring — il futuro autore dello script de "L'invasione degli ultracorpi" — e quel gusto per l'ironia tagliente che distingue i grandi autori dai semplici artigiani. Un titolo da recuperare assolutamente, con qualche curiosità finale sui nostri distributori e le loro scelte... creative.

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Recensione “Le vacanze di monsieur Hulot” di Jacques Tati (1953)

Siamo nel 1953 e su una piccola spiaggia atlantica francese arriva lui: Monsieur Hulot, con la sua andatura impossibile, la sua pipa e la sua capacità unica di trasformare ogni situazione ordinaria in un capolavoro di comicità gentile.

In questa puntata parlo di Jacques Tati, mimo, attore e regista francese oggi quasi dimenticato, che con questo film ha lasciato un'impronta indelebile nella storia della commedia cinematografica mondiale. Un'opera in bianco e nero, delicata e poetica, che ha ispirato generazioni di comici — da Rowan Atkinson a Paolo Villaggio — e che ancora oggi sa regalare sorrisi autentici e qualche momento di inaspettata commozione.

Con una colonna sonora che non si dimentica più e un protagonista che sembra venuto da un altro mondo, "Le vacanze di Monsieur Hulot" è uno di quei film che andrebbero prescritti come medicine nelle serate più malinconiche.

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Recensione “The Wrestler” di Darren Aronofsky (2008)

In questa puntata de "La Foglia d'Acanto" parliamo di un film che fa male nel modo giusto: "The Wrestler" di Darren Aronofsky, uscito nel 2008 e capace ancora oggi di colpirti allo stomaco con una forza rara.

Mickey Rourke — doppiato da noi da uno straordinario Francesco Pannofino — interpreta Randy "The Ram" Robinson, un ex campione di wrestling che cerca di non scomparire in un'America che lo ha già dimenticato.

Accanto a lui, una Marisa Tomei sensuale e malinconica, resa in italiano dalla bravissima Emanuela Rossi, e una colonna sonora che culmina nella canzone "The Wrestler", scritta e cantata da Bruce Springsteen appositamente per il film per amicizia con lo stesso Rourke.

Un capolavoro discreto e potente, girato con camera a mano e cuore aperto. Ve lo racconto senza spoiler, come sempre.

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Recensione “Allegro non troppo” di Bruno Bozzetto (1976)

Bruno Bozzetto firma nel 1976 uno dei capolavori assoluti dell'animazione italiana, scritto insieme a Guido Manuli e al giovane Maurizio Nichetti.

"Allegro non troppo" è un omaggio dichiarato al "Fantasia" di Walt Disney, ma con una voce così personale e irriverente da diventare opera autonoma e indimenticabile. Grandi brani di musica classica — su tutti il Bolero di Ravel — prendono vita attraverso una matita geniale che sa essere comica e commovente nello stesso respiro.

A fare da contrappunto alle sequenze animate, gli intervalli in bianco e nero girati in un grande teatro vuoto, con un cast memorabile: Maurizio Micheli nei panni di un presentatore sopra le righe e un giovane Nichetti come disegnatore muto innamorato della ragazza delle pulizie.

Un film da portare sull'isola deserta. Da far vedere a scuola. Da non dimenticare mai.

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Recensione “La donna della domenica” di Luigi Comencini (1975)

Torino, 1975. Un omicidio bizzarro, una borghesia che sorride con la bocca ma non con gli occhi, e tre attori che da soli valgono il prezzo del biglietto.

Luigi Comencini prende il romanzo di Fruttero e Lucentini e lo trasforma in qualcosa che va ben oltre il giallo: è un ritratto spietato e ironico di un'Italia che stava cambiando pelle.

Marcello Mastroianni è un commissario malinconico e acutissimo, Jacqueline Bisset è affascinante e sfuggente come la nebbia che avvolge i portici torinesi, Jean-Louis Trintignant lavora per sottrazione con una precisione disarmante. A cucire tutto insieme, con eleganza sospesa, la colonna sonora di Ennio Morricone.

Oggi parliamo di "La donna della domenica", un film che cinquant'anni dopo non ha perso un grammo della sua classe. Benvenuti in questa puntata del podcast "La Foglia d'Acanto".