La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Rashomon” di Akira Kurosawa (1950)

Un samurai è morto. Tre testimoni raccontano come è andata. Tre versioni diverse, tre verità inconciliabili, nessuna risposta definitiva.

Akira Kurosawa nel 1950 porta sullo schermo uno dei quesiti più antichi e scomodi che l'essere umano si sia mai posto: la verità esiste davvero, o ognuno di noi costruisce semplicemente la versione della realtà che fa meno male?

In questa puntata parliamo di "Rashomon", il capolavoro assoluto del cinema giapponese che ha cambiato per sempre il modo di raccontare una storia, che ha vinto il Leone d'Oro a Venezia e l'Oscar come Miglior Film Straniero, e che settantacinque anni dopo non ha ancora smesso di farci domande scomode. Su noi stessi, prima di tutto.

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Recensione “Grisù il draghetto” di Nino e Toni Pagot (1975)

"Grisù il draghetto" la serie animata dei fratelli Nino e Toni Pagot del 1975, è molto più di un cartone animato per bambini: è la storia di un piccolo drago che vuole fare il pompiere in un mondo che ha già deciso, invece, cosa deve essere.

In questa puntata de "La Foglia d'Acanto" esploriamo perché questa serie — con la sua struttura semplice, i suoi personaggi autentici e un padre che non capisce il figlio ma lo ama lo stesso — ha resistito al peso del tempo meglio di molte produzioni ben più ambiziose.

Un viaggio nell'animazione italiana degli anni Settanta che parla di sogni ostinati, di identità e di quella forma silenziosa di coraggio che consiste nel non smettere di provarci. Anche quando si brucia tutto per sbaglio.

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Recensione “La stirpe della sirena” di Satoshi Kon (1990)

Satoshi Kon, prima di rivoluzionare l'animazione mondiale con i suoi film, ha messo inchiostro su carta e ha disegnato il mare come non lo aveva fatto nessuno. "

"La stirpe della sirena" è il manga del 1990 in cui un giovane autore ancora sconosciuto mostra già tutto ciò che diventerà: la realtà che vacilla, i confini che si dissolvono, l'orrore che non urla ma sussurra.

Oggi parliamo di un'opera breve ma densa, ambientata in una cittadina di mare giapponese dove l'estate sa di sale e di qualcosa che non dovresti incontrare. Una storia di sirene senza romanticismi, di segreti di famiglia portati in silenzio, di un disegno già maturo che non ha bisogno di alzare la voce per farti sentire a disagio.

Se non conoscete ancora questo Kon, è il momento giusto per rimediare...

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Recensione “Miseria e nobiltà” di Mario Mattoli (1954)

L'8 aprile 1954 usciva nelle sale italiane uno di quei film che non si dimenticano: "Miseria e nobiltà" di Mario Mattoli, con un Totò semplicemente inarrivabile nei panni di Felice Sciosciammocca.

In questa puntata parliamo di un'opera che va ben oltre la commedia: è un documento di civiltà artistica, il punto d'incontro perfetto tra il genio teatrale di Eduardo Scarpetta e quello cinematografico del principe De Curtis. Dagli spaghetti nelle tasche alla dettatura della lettera con "Stocio", ogni scena è un congegno comico di precisione assoluta, costruito da chi quella tradizione la conosceva dall'interno, per averla vissuta sul palcoscenico.

Un film che il tempo non ha scalfito minimamente, perché la vera comicità — quella che parla di cose umane — non invecchia mai.

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Recensione “Per puro caso” di Anne Tyler (1995)

Anne Tyler pubblica nel 1995 un romanzo che non assomiglia a nessun altro: "Per puro caso" racconta la storia di Delia Grinstead, una donna di quarant'anni che durante una vacanza al mare smette semplicemente di tornare indietro.

Niente drammi, niente amanti, niente grandi rivelazioni. Solo una fuga silenziosa verso una vita più leggera, in una cittadina di provincia dove nessuno sa chi è stata fino a quel momento.

Tyler costruisce una storia potente partendo dal nulla delle giornate ordinarie, con quella prosa limpida e quei dialoghi veri che sono la sua firma inconfondibile. Un romanzo sulla invisibilità, sulla identità e sulla libertà di ricominciare — anche quando non si ha nessuna buona ragione per farlo.