La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Sugarland Express” di Steven Spielberg (1974)

Nel 1974 un ragazzo di ventotto anni di nome Steven Spielberg girò un film che quasi nessuno ricorda, eppure che dice più di tanti suoi successivi capolavori sulla sua vera natura di cineasta.

"Sugarland Express" è un road-movie malinconico e spettacolare, ispirato a una storia vera, che racconta la fuga disperata di una giovane coppia ai margini della società americana — lui appena evaso di prigione, lei determinata e ingenua — in cerca del figlio sottratto dai servizi sociali.

Con una Goldie Hawn semplicemente straordinaria, il film cattura lo spirito di un'America che stava perdendo le sue illusioni, e anticipa con quasi vent'anni temi e atmosfere che ritroveremo in "Thelma & Louise" di Ridley Scott.

Una pellicola da riscoprire, assolutamente.

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Recensione “Il soldato” di Richard Powell (1960)

Richard Powell è uno di quegli scrittori americani che il Novecento ha prodotto con generosità e poi dimenticato con altrettanta facilità. Eppure i suoi romanzi — dalla saga di "L'uomo di Filadelfia" alla commedia brillante di "Vacanze matte", fino al più maturo "Il soldato" — raccontano un'America vera, ironica e disincantata come poche.

In questa puntata parliamo proprio di "Il soldato", ambientato nel Pacifico del 1942-43, dove un ufficiale considerato da tutti un perdente cercherà di riscattare sé stesso e la propria carriera militare. Un romanzo di guerra che non è davvero un romanzo di guerra: perché Powell non celebra gli eroi e non si compiace degli anti-eroi, ma racconta — con quella sua ironia tagliente che è la sua firma inconfondibile — come funziona davvero un esercito, con le sue assurdità burocratiche, le sue ingiustizie e i suoi meccanismi imprevedibili.

Un libro da cercare, anche a costo di frugare tra i banchi dell'usato.

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Recensione “The Secret of Kells” di Tomm Moore (2009)

Nel cuore dell'Irlanda medievale, tra le mura di un'abbazia assediata dai vichinghi e le pagine di un manoscritto leggendario, il regista Tomm Moore costruisce uno dei film d'animazione più belli e originali del XXI secolo.

"The Secret of Kells" racconta la storia del giovane Brendan, nipote dell'abate Cellach, che abbandona gli studi pratici per diventare miniatore e contribuire al completamento del grande Libro di Kells. Un film che è insieme avventura, racconto di formazione e riflessione sul valore eterno della cultura e della bellezza contro la violenza e l'oscurità.

Lo stile visivo, ispirato direttamente all'estetica dei manoscritti celtici medievali, lo rende un'opera unica e irripetibile. In questa puntata ne scopriamo insieme tutti i segreti.

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Recensione “Madadayo – Il compleanno” di Akira Kurosawa (1993)

Con "Madadayo – Il compleanno", Akira Kurosawa firma il congedo più sereno e toccante che un grande maestro potesse regalare al cinema e ai propri spettatori.

In questa puntata esploriamo l'ultimo capolavoro del regista giapponese, un film intimo e profondo che racconta l'affetto straordinario tra un anziano professore e i suoi ex studenti, sullo sfondo del Giappone devastato dalla Seconda Guerra Mondiale.

Un'opera che non parla di morte con angoscia, ma la sfida ogni anno con un sorriso e un irriducibile Madadayo! — "Non ancora!". Insieme analizziamo il sodalizio creativo tra Kurosawa e Ishiro Honda, la potenza narrativa dei saggi originali di Hyakken Uchida e il significato culturale e spirituale di un film che, a oltre trent'anni dalla sua uscita, continua a emozionare e a far riflettere.

Una lezione di cinema, di vita e di umanità che non dovreste perdervi.

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Recensione “Saturn 3” di Stanley Donen (1980)

Siamo nel 1980 e Hollywood è ancora ubriaca del successo di "Guerre Stellari". Stanley Donen — il maestro di "Cantando sotto la pioggia" — si avventura nello spazio profondo con "Saturn 3", un thriller di fantascienza claustrofobico e ambizioso che mette insieme tre facce indimenticabili: Kirk Douglas, atletico e spavaldo come se gli anni fossero una faccenda degli altri, una Farrah Fawcett luminosa e sottoutilizzata, e un Harvey Keitel inquietante come solo lui sa essere.

Su una stazione orbitante attorno a Saturno, l'arrivo di un robot gigantesco e di un uomo corrotto fino al midollo trasforma un eden scientifico in un incubo di metallo e ossessione. Un film imperfetto, figlio del suo tempo, che scimmiotta forse troppo i suoi modelli illustri — ma che non annoia e regala qualche autentico brivido.