La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Una volta ho incontrato un miliardario” di Jonathan Demme (1980)

Jonathan Demme racconta l'America degli invisibili in questa piccola perla del 1980 che trasforma un aneddoto bizzarro in un ritratto malinconico e affettuoso dell'uomo comune.

La storia di Melvin Dummar, autista di camion che sostiene di aver dato un passaggio a Howard Hughes nel deserto, diventa il pretesto per esplorare i sogni, le illusioni e la dignità di chi vive ai margini.

Con un Jason Robards ridotto a fantasma e una Mary Steenburgen da Oscar, il film brilla per la sua capacità di essere compassionevole senza mai scivolare nel paternalismo.

Un'opera che parla di perdenti dignitosi, di diner notturni e di quella sottile linea che separa la verità dalla necessità di crederci. Cinema indipendente americano al suo meglio.

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Recensione “Quarto potere” di Orson Welles (1941)

In questa puntata parliamo di un capolavoro che ha cambiato per sempre il linguaggio cinematografico: "Quarto potere" di Orson Welles.

Un film che ad oltre ottant'anni di distanza continua a interrogarci sul potere, sull'informazione e sulla solitudine che accompagna chi ambisce a dominare il mondo. Dietro la figura di Charles Foster Kane si nasconde il magnate William Randolph Hearst, che cercò di distruggere l'opera in ogni modo.

Welles aveva solo venticinque anni quando realizzò questo capolavoro che gli costò la carriera. Scopriamo il significato nascosto di "Rosebud", le innovazioni tecniche rivoluzionarie e perché questo film anticipa drammaticamente il nostro presente mediatico. Un'analisi di un'opera immortale che parla direttamente a noi, cittadini dell'era digitale.

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Recensione “Marty – Vita di un timido” di Delbert Mann (1954)

"Marty - Vita di un timido " di Delbert Mann è uno di quei rari capolavori che sanno raccontare l'ordinario con una grazia straordinaria.

Ernest Borgnine offre una delle interpretazioni più autentiche e commoventi della storia del cinema americano, dando vita a Marty Piletti, un macellaio del Bronx di trentaquattro anni, solo, schiacciato dalle aspettative familiari e sociali, che non ha mai smesso di sperare nell'amore.

Tratto dalla sceneggiatura televisiva di Paddy Chayefsky, il film vinse quattro Premi Oscar — tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Attore protagonista — diventando il primo film americano a vincere anche la Palma d'Oro a Cannes.

Niente eroi, niente colpi di scena: solo la vita vera, quella che si consuma tra un sabato sera e una telefonata mai fatta. Un film che, a distanza di settant'anni, parla ancora direttamente all'anima di chiunque si sia mai sentito fuori posto nel mondo.

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Recensione “L’appartamento” di Billy Wilder (1960)

"L'appartamento" di Billy Wilder è una delle commedie sentimentali più graffianti e indimenticabili della storia del cinema. Jack Lemmon interpreta C.C. Baxter, un anonimo impiegato di una grande compagnia assicurativa di Manhattan che, pur di fare carriera, presta il suo appartamento ai dirigenti per i loro incontri extraconiugali.

I guai arrivano quando il capo Jeff Sheldrake (Fred MacMurray) lo richiede proprio per i suoi appuntamenti segreti con la bella ascensorista Fran Kubelik (Shirley MacLaine), della quale Baxter è perdutamente innamorato. ù

Wilder, con la sua consueta ironia tagliente, mette a nudo l'alienazione e l'omologazione dell'uomo moderno, ridotto a numero di matricola in un mondo dominato da corporations senza volto.

Un film che vinse cinque Oscar, ispirò generazioni di registi — da Rob Reiner con "Harry ti presento Sally" in poi — e che, nella versione italiana, può contare su doppiatori leggendari come Giuseppe Rinaldi, Maria Pia Di Meo ed Emilio Cigoli. Un capolavoro senza tempo, da rivedere a intervalli regolari.

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Recensione “Chi è Harry Crumb?” di Paul Flaherty (1989)

John Candy nei panni di un detective tremendamente incompetente che crede di essere un genio dell'investigazione.

"Chi è Harry Crumb?" è una commedia del 1989 che trasforma il fallimento sistematico in arte comica pura. Paul Flaherty dirige questo gioiello dimenticato dove la fisicità esplosiva di Candy ricorda il Peter Sellers di Clouseau, ma con un'anima tutta americana. Travestimenti improbabili, gag fisiche costruite alla perfezione e una sicurezza incrollabile nel mezzo del caos totale.

Una commedia generosa e innocente che ci riporta a un tempo in cui si rideva senza secondi fini. Un one-man-show di puro divertimento dove l'incompetenza diventa poetica e la catastrofe si fa elegante. Riscopriamo insieme un film che merita molto più dell'oblio in cui è caduto.