La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Una faccia piena di pugni” di Ralph Nelson (1962)

Un pugile sul viale del tramonto, un'amicizia tradita e la dignità di un uomo ridotto a maschera da circo. Il capolavoro misconosciuto di Ralph Nelson ci regala Anthony Quinn in una delle sue interpretazioni più toccanti: "Macigno" Rivera, ex campione dei pesi massimi costretto a confrontarsi con la fine della carriera e l'assenza di alternative. Accanto a lui, un Jackie Gleason cinico e disperato nel ruolo del manager senza scrupoli, e un Mickey Rooney perfetto come l'allenatore fedele.

Girato in un bianco e nero crudo e spietato, scritto dal grande Rod Serling, questo dramma sportivo trascende il ring per diventare una meditazione universale sulla perdita, la lealtà e il prezzo della sopravvivenza. Un film che colpisce dritto al cuore, senza giri di parole, proprio come i pugni che hanno segnato il volto e l'anima del suo protagonista.


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Recensione “Sam Whiskey” di Arnold Laven (1969)

“Sam Whisney” di Arnold Laven è uno di quei film che sembrano sussurrarti una storia più grande di quella che raccontano. In questa puntata torno al 1969, quando Burt Reynolds cominciava a scolpire il mito del suo sorriso scanzonato e Angie Dickinson illuminava la scena con quella sua fragilità affilata.

È un western atipico, quasi un noir nella polvere, dove il confine fra giustizia e vendetta si assottiglia come il filo di un lazo consumato.

Un viaggio negli spigoli del genere, fra le ombre e le mezze verità di un West che non è mai stato davvero un posto, ma un’idea più grande di noi.


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Recensione “Dietro la porta chiusa” di Fritz Lang (1948)

Nel 1948 Fritz Lang, maestro dell'espressionismo e del thriller psicologico, firma un'opera che fonde gotico, psicoanalisi e noir: "Dietro la porta chiusa". Con Joan Bennett e Michael Redgrave protagonisti, il film racconta il matrimonio tra una ricca ereditiera e un enigmatico architetto che nella sua tenuta custodisce stanze chiuse, ognuna ricostruzione meticolosa di famosi delitti passionali.

Un'esplorazione inquietante dell'ossessione, del desiderio e della violenza che si nasconde dietro le porte chiuse della mente umana. Lang trasforma un apparente thriller gotico in un viaggio negli abissi dell'inconscio, anticipando di decenni i temi del cinema psicologico contemporaneo.

Un capolavoro dimenticato del noir americano che merita di essere riscoperto per la sua modernità e la sua capacità di disturbare ancora oggi.


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Recensione “Delicatessen” di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro (1991)

In questa nuova puntata parliamo di "Delicatessen", il visionario esordio cinematografico di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro del 1991.

Un film che ha ridefinito i confini del cinema francese, mescolando distopia post-apocalittica, commedia nera e surrealismo in un'esperienza visiva indimenticabile.

Ambientato in un futuro decadente dove la carne umana è diventata merce di scambio, il film ci porta in un condominio degradato gestito da un macellaio ambiguo e abitato da personaggi eccentrici e memorabili. Con la sua fotografia dai toni seppia, il ritmo frenetico montato come una sinfonia visiva e un umorismo macabro quanto poetico, "Delicatessen" rappresenta un'opera cult che ha anticipato lo stile unico che Jeunet avrebbe perfezionato con "Il favoloso mondo di Amélie".

Tra cannibalismo, amore impossibile e rivoluzioni sotterranee, questo gioiello del cinema d'autore continua a stupire per la sua originalità e il suo coraggio. Preparatevi a un viaggio nel cinema più audace e surreale che abbiate mai visto.

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Recensione "Non rimpiango la mia giovinezza" di Akira Kurosawa (1946)

Un capolavoro del cinema giapponese del dopoguerra che racconta la storia di Yukie, giovane donna che abbandona i privilegi della sua classe per seguire le proprie convinzioni politiche in un Giappone segnato dal militarismo.

Kurosawa firma un'opera potente sulla resistenza morale e la libertà individuale, con un'interpretazione memorabile di Setsuko Hara nel ruolo della protagonista che affronta ostilità e pregiudizi senza mai cedere.

Il film, girato appena un anno dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, rappresenta una coraggiosa riflessione sul periodo autoritario giapponese e celebra la forza delle donne in un'epoca di profonda trasformazione sociale. Una pellicola imprescindibile per comprendere non solo il cinema di Kurosawa, ma anche la storia del Giappone contemporaneo.