La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Non per soldi… ma per denaro” di Billy Wilder (1966)

In questa puntata esploriamo "Non per soldi ma per denaro" una commedia graffiante di Billy Wilder che anticipa temi di straordinaria attualità. La prima collaborazione tra Jack Lemmon e Walter Matthau ci regala un affresco cinico dell'America delle truffe assicurative e degli avvocati senza scrupoli.

Lemmon interpreta un cameraman televisivo che finge di essere paralizzato dopo un incidente, manipolato dal cognato avvocato interpretato da un Matthau indimenticabile. Wilder costruisce una satira spietata del sogno americano trasformato in incubo giudiziario, dove l'amicizia si scontra con l'avidità e la coscienza con l'opportunismo.

Un film che mescola risate amare e riflessioni morali, dimostrando come il maestro austro-americano sapesse leggere le contraddizioni della società contemporanea con lucidità disincantata. Una pellicola che resta sorprendentemente moderna nel suo ritratto di un mondo dove tutto ha un prezzo e l'integrità è merce sempre più rara.


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Recensione “Se avessi un milione” di Ernst Lubitsch (1932)

Nel pieno della Grande Depressione, quando l'America faceva i conti con la miseria più nera, Hollywood osava porsi una domanda sovversiva: cosa faresti se ricevessi improvvisamente un milione di dollari?

Nel 1932, la Paramount raduna sette registi - tra cui il maestro Ernst Lubitsch - per rispondere attraverso otto episodi che diventano specchio spietato e commovente della società rooseveltiana. Da Charles Laughton che si vendica del suo capo tirannico con un gesto di sublime semplicità, a W.C. Fields che trasforma la frustrazione quotidiana in anarchia automobilistica, fino a Gary Cooper e George Raft.

Ogni storia rivela come la ricchezza non sia mai neutra, ma amplificatore di desideri nascosti e speranze represse. Un'opera corale che anticipa il cinema moderno, mescolando farsa e dramma sociale con una lucidità che attraversa i decenni. Riscopriamo insieme questo gioiello dimenticato che ci ricorda come il vero lusso sia la libertà di scegliere chi essere.

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Recensione “Il caso Drabble” di Don Siegel (1974)

Quando il figlio di un agente segreto britannico viene rapito da una misteriosa organizzazione legata all'IRA, il maggiore John Tarrant si trova improvvisamente nel mirino dei suoi stessi superiori.

Don Siegel firma un thriller spionistico del 1974 dove Michael Caine interpreta un uomo solo contro tutti, costretto a muoversi nelle zone d'ombra dei servizi segreti per salvare suo figlio e smascherare un traditore infiltrato.

Tratto dal romanzo "Seven Days to a Killing" di Clive Egleton, il film gioca su un doppio binario: da una parte l'angoscia paterna, dall'altra l'intrigo paranoico di un sistema che divora i propri agenti. Siegel costruisce una trama a scatole cinesi con echi hitchcockiani, dove il confine tra alleati e nemici diventa impercettibile.

Il ritmo è serrato, l'atmosfera autunnale e cupa, mentre Caine disegna un protagonista dalla maschera imperturbabile che nasconde disperazione. Accanto a lui, un cast di caratteristi impeccabili come Donald Pleasence e Delphine Seyrig.

Non è il capolavoro del regista, ma resta un esempio rigoroso di cinema d'azione e suspense degli anni Settanta, dove l'individuo lotta contro le istituzioni che dovrebbero proteggerlo.

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Recensione “Animal House” di John Landis (1978)

Preparatevi a rivivere il caos puro del college più scatenato del cinema. In questa puntata esploriamo "Animal House", la leggendaria commedia di John Landis che nel 1978 ha rivoluzionato il genere e lanciato la carriera di John Belushi.

Dalla confraternita Delta Tau Chi alle epiche feste che hanno fatto storia, analizziamo come questo film abbia definito l'immaginario della vita universitaria americana per generazioni. Scopriremo perché la ribellione anarchica dei protagonisti contro il perbenismo ipocrita del college continua a far ridere e risuonare ancora oggi.

Un'opera che ha ispirato decenni di commedie adolescenziali e che rimane un cult intramontabile, capace di mescolare umorismo dissacrante e satira sociale con un'energia contagiosa che non conosce tempo.

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Recensione “Corvo Rosso non avrai il mio scalpo!” di Sidney Pollack (1972)

Sidney Pollack con "Corvo Rosso non avrai il mio scalpo!" firma una dei film western più maturi e riflessivi mai realizzati. Robert Redford è Jeremiah Johnson, il protagonista di un film che ha saputo trasformare il genere in qualcosa di più profondo: una meditazione sulla condizione umana, sulla solitudine e sulla ricerca impossibile di un paradiso perduto.

Un viaggio indimenticabile nell'anima di un uomo che voleva vivere secondo le sue regole in una Natura maestosa ma al tempo stesso feroce.