La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione "Betty" di Georges Simenon (1961)

Un ritratto spietato e toccante dell'autodistruzione femminile nell'opera di un maestro del noir psicologico. Betty, donna borghese in fuga dalla propria vita, trova rifugio in un bar di Versailles dove incontra un'altra donna, che diventerà sua confidente.

Tra bicchieri di alcol e confessioni notturne, Simenon ci conduce nell'abisso di un'anima ferita, svelando strato dopo strato i traumi, le umiliazioni e i segreti che hanno portato Betty sull'orlo del baratro.

Con la sua prosa asciutta e penetrante, l'autore belga esplora temi universali come la vergogna, la dipendenza e la ricerca disperata di redenzione. Un romanzo breve ma potentissimo che dimostra il genio di Simenon nel rivelare l'oscurità che si nasconde dietro le apparenze della rispettabilità borghese.


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Recensione “I soliti ignoti” di Mario Monicelli (1958)

"– Dimmi un po’ ragassolo, tu conosci un certo Mario che abita qua intorno?

– Qui de Mario ce ne so' cento.

– Oh sì va bene, ma questo l'è uno che ruba…

– Sempre cento so'!"

Con questo fulminante scambio di battute si apre uno dei capolavori assoluti del cinema italiano. Nel 1958 Mario Monicelli, insieme a Age, Furio Scarpelli e Suso Cecchi D'Amico, realizza un film che trasforma la miseria del dopoguerra romano in commedia immortale.

Una banda di maldestri rapinatori, guidati da un Vittorio Gassman in stato di grazia, tenta un colpo impossibile nella Roma popolare degli anni Cinquanta. Ma "I soliti ignoti" è molto più di una commedia: è un ritratto sociale spietato e tenero insieme, che ha lanciato Gassman nella commedia e ha segnato l'esordio cinematografico di Claudia Cardinale.

Un'opera che ha creato situazioni e battute entrate nel DNA della cultura italiana, e che continua a parlare al presente con una freschezza sorprendente. Scopriamo insieme perché questo film rappresenta una delle pietre angolari non solo del nostro cinema, ma della cinematografia mondiale.


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Recensione “Pollice da scasso” di William Friedkin (1978)

Nel 1978, reduce dal flop de "Il salario della paura", William Friedkin accetta un lavoro su commissione e dirige Peter Falk nella rievocazione della leggendaria rapina alla Brink's Company di Boston del 1950.

"Pollice da scasso" è un film curioso e diseguale, sospeso tra farsa picaresca e cronaca sociale, dove un cast stellare - da Gena Rowlands a Warren Oates, da Paul Sorvino a Peter Boyle - dà vita a una banda di scalcinati criminali italoamericani che tentano il colpo della vita.

Un'opera minore del grande regista che conserva il fascino del cinema americano degli anni Settanta, quando si poteva ancora raccontare la criminalità con ironia e senza moralismi. Una parentesi leggera nella filmografia di Friedkin che vale la pena riscoprire per Peter Falk in stato di grazia e per quella particolare atmosfera che solo il cinema di quell'epoca sapeva regalare.


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Recensione “Senza un attimo di tregua” di John Boorman (1967)

"Senza un attimo di tregua" del 1967 è il capolavoro noir di John Boorman che ha ridefinito il cinema poliziesco americano. Lee Marvin è straordinario nel ruolo di Walker, un criminale tradito e lasciato per morto che intraprende una spietata caccia alla vendetta attraverso i meandri dell'organizzazione criminale.

Il film è un'opera visionaria che fonde noir classico e modernità psichedelica degli anni Sessanta, con una regia innovativa che gioca con flashback, ellissi narrative e una struttura temporale frammentata.

Boorman utilizza le location di Los Angeles e San Francisco come personaggi a sé stanti, trasformando l'architettura modernista, tra cui spicca Alcatraz, in un labirinto alieno e ostile. Angie Dickinson offre una performance memorabile in un cast che include anche John Vernon.

Il film esplora temi di identità, tradimento e l'impossibilità della vendetta in un mondo disumanizzato. "Senza un attimo di tregua" ha influenzato generazioni di registi, da Scorsese a Tarantino, diventando pietra miliare del neo-noir.


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Recensione “Stato di fermo” di John Wainwright (1977)

"Stato di fermo" di John Wainwright è un thriller poliziesco del 1977 che ha rivoluzionato il genere con la sua struttura narrativa audace.

Il romanzo racconta in tempo reale l'interrogatorio di un sospettato accusato di terribile omicidio, concentrando l'intera vicenda nelle ventiquattro ore di fermo previste dalla legge britannica.

Wainwright costruisce una tensione claustrofobica attraverso il duello psicologico tra gli investigatori e l'imputato, in una battaglia di nervi dove ogni parola può essere decisiva. La narrazione procede come un orologio inesorabile, con la pressione che aumenta minuto dopo minuto.

L'autore, un vero ex poliziotto, infonde nel racconto un realismo crudo e una conoscenza profonda delle dinamiche investigative. Il romanzo esplora temi come la verità, la giustizia e i limiti etici dell'interrogatorio poliziesco.

"Stato di fermo" è un capolavoro di suspense minimalista che tiene il lettore col fiato sospeso dall'inizio alla fine, dimostrando che non servono inseguimenti o sparatorie per creare tensione autentica.