La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Betty” di Claude Chabrol (1992)

"Betty" di Claude Chabrol, uscito nel 1992 e tratto dall'omonimo romanzo di Georges Simenon, è un ritratto psicologico profondo e spietato dell'autodistruzione femminile.

Marie Trintignant offre una interpretazione straordinaria e coraggiosa nel ruolo della protagonista, una donna borghese in fuga da se stessa che trova rifugio nell'alcol e in un locale anonimo, dove incontra la misteriosa Laure (Stéphane Audran).

Chabrol orchestra con maestria un gioco di specchi tra le due donne, scandagliando senza giudizio morale i meandri della vergogna, del trauma e della dipendenza. La regia è elegante e distaccata, fedele allo stile del regista francese, che trasforma la materia narrativa di Simenon in un'opera di cinema d'autore raffinata e dolorosa. Un film necessario sulla fragilità umana e sul peso insostenibile dei segreti familiari.


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Recensione “Frankenstein” di Guillermo Del Toro (2025)

Guillermo del Toro torna al cinema con la sua visione di Frankenstein, e non è quello che vi aspettate. Non un film horror, ma un affresco gotico sulla paternità mancata, sull'abbandono, sul bisogno disperato di essere riconosciuti.

Oscar Isaac è Victor Frankenstein, Jacob Elordi la sua Creatura: non un mostro da temere, ma un figlio che grida per essere amato. Del Toro trasfigura il romanzo di Mary Shelley piegandolo al suo immaginario oscuro, come già aveva fatto con "Pinocchio" di Collodi, ma qui la portata è più cupa, più carnale.

La Creatura è un mosaico di corpi, le cicatrici non sono segni grotteschi, ma la scrittura visibile di uno strappo: quello tra chi dà la vita e chi resta senza padre. Un film che pulsa di carne e sentimento, che respira fra le ombre del gelo artico e le fiamme delle emozioni. Del Toro ci ricorda che il vero mostro non è chi scatta all'attacco, ma chi non ha saputo amare. Da vedere con la mente aperta...


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Recensione “Gli esclusi” di John Cassavetes (1962)

"Gli esclusi" di John Cassavetes è un'opera coraggiosa e intensamente umana che affronta con delicatezza il tema della disabilità infantile. Ambientato in un istituto per bambini con difficoltà cognitive, il film vede protagonisti una straordinaria Judy Garland nei panni di Jean Hansen, insegnante di musica idealista, e Burt Lancaster come il dottor Clark, direttore pragmatico della struttura.

Cassavetes costruisce un dramma potente sul conflitto tra empatia emotiva e distacco professionale, evitando pietismi e stereotipi. La performance di Garland è toccante e autentica, mentre Lancaster porta sullo schermo un'autorevolezza venata di umanità. Il regista coinvolge bambini realmente disabili, conferendo al film un realismo crudo e rispettoso.

"Gli esclusi" è un'esperienza cinematografica che interroga lo spettatore sulla diversità, l'accettazione e i limiti dell'aiuto. Un film che, a distanza di decenni, mantiene intatta la sua forza emotiva e la sua rilevanza sociale. Un capolavoro dimenticato del cinema indipendente americano che merita di essere riscoperto e discusso.


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Recensione “Straziami ma di baci saziami” di Dino Risi (1968)

Nel 1968, mentre il mondo cambiava radicalmente, Dino Risi dirigeva quello che sarebbe diventato uno dei vertici assoluti della commedia all'italiana. Partendo dall'idea geniale di parodiare "Il Dottor Zivago" in salsa fotoromanzo, Age e Scarpelli confezionano una sceneggiatura che trascende la semplice macchietta per diventare ritratto perfetto dell'Italia dei sentimenti.

Nino Manfredi è straordinario nel ruolo di Marino Balestrini, ma è Ugo Tognazzi – nei panni del sarto sordomuto Umberto Ciceri – a regalare una delle interpretazioni più strepitose della sua carriera.

Scene indimenticabili come il "Vojo 'nfangà!" o il tango alla festa in maschera sono entrate nella storia del nostro cinema. Un film da portare sull'isola deserta, uno di quei capolavori che ci fanno gridare con nostalgia e ammirazione: "Che grandi attori, ARIDATECELI!".

In questa puntata de La Foglia d'Acanto esploriamo ogni sfumatura di questo gioiello dimenticato che merita di essere riscoperto e celebrato.


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Recensione "Crimen" di Mario Camerini (1960)

Nel 1960, Mario Camerini riunisce un cast irripetibile – Sordi, Gassman, Mangano, Manfredi, Valeri, Dorian Gray – per raccontare la storia di cinque italiani del boom economico che si ritrovano coinvolti in un'indagine per omicidio a Montecarlo. "Crimen" è un gioiello anomalo della nostra commedia, un meccanismo narrativo perfetto che fonde eleganza internazionale e verve popolare italiana.

Ispirato a un fatto di cronaca nera del 1907, il film è una commedia degli equivoci che nasconde sotto la superficie una riflessione amara sulla fragilità borghese e sull'illusione del riscatto sociale. Camerini muove i suoi attori come un direttore d'orchestra, regalandoci interpretazioni memorabili e battute entrate nella storia del cinema italiano.

Un'opera che anticipa la commedia all'italiana più matura e che, a sessant'anni di distanza, conserva intatta la sua capacità di divertire e far riflettere. Un piccolo capolavoro dimenticato che merita di essere riscoperto.