La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Cronaca di una morte annunciata” di Gabriel García Márquez (1981)

In questa puntata esploriamo "Cronaca di una morte annunciata" di Gabriel García Márquez, il capolavoro che precedette di un anno il Nobel per la Letteratura.

La storia dell'assassinio di Santiago Nasar da parte dei gemelli Vicario diventa un'indagine antropologica su una società che assiste passiva al compiersi di una tragedia annunciata. Basato su un fatto reale accaduto nel 1951, il romanzo fonde magistralmente i toni della tragedia antica con il ritmo del reportage giornalistico, creando una narrazione circolare che ossessivamente ritorna sull'evento fatale con una inarrivabile ironia.

García Márquez costruisce un mosaico di testimonianze contraddittorie che rivelano l'impossibilità di una verità unica, mentre il realismo magico si manifesta nell'atmosfera di sogno e presagio che avvolge l'intera vicenda.

Un'opera che trascende il particolare per diventare meditazione universale sulla colpa collettiva, l'onore patriarcale e l'inevitabilità del fato. Un romanzo perfetto che dimostra come la conoscenza dell'esito non diminuisca la tensione narrativa, ma la trasformi in qualcosa di più profondo e inquietante.


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Recensione “La signora del venerdì” di Howard Hawks (1940)

In questa puntata de "La Foglia d'Acanto" ci immergiamo nell'universo cinematografico di Howard Hawks attraverso uno dei suoi capolavori assoluti: "La signora del venerdì" del 1940.

Cary Grant e Rosalind Russell danno vita a una delle coppie più brillanti e moderne del cinema classico americano, in una commedia che anticipa temi di straordinaria attualità.

Dialoghi fulminei, ritmo incalzante e una riflessione profonda sui rapporti di genere: Hawks confeziona un film che è pura dinamite narrativa.

Rosalind Russell interpreta una delle figure femminili più emancipate dell'epoca, una giornalista che tiene testa agli uomini con una naturalezza rivoluzionaria. Una pellicola che dimostra come il grande cinema sappia essere insieme intrattenimento puro e documento culturale del proprio tempo.

Un'opera che continua a stupire per la sua incredibile modernità, confermandosi come pietra miliare del cinema americano degli anni Quaranta.


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Recensione “El cochecito” di Marco Ferreri (1960)

In questa puntata analizziamo "El cochecito" di Marco Ferreri, un capolavoro misconosciuto del cinema spagnolo che anticipa la poetica nera dell'autore milanese.

La storia di Don Anselmo, anziano vedovo costretto a vivere con la famiglia del figlio, che desidera ardentemente possedere una carrozzella motorizzata come i suoi amici pensionati, diventa una satira feroce e surreale della società borghese.

Ferreri, nel suo periodo spagnolo, costruisce una commedia nera di straordinaria modernità che sfida ogni convenzione morale e familiare. Con un cast eccezionale guidato da José Isbert e José Luis López Vázquez, il film trasforma un desiderio apparentemente innocuo in una discesa agli inferi dell'egoismo umano.

L'umorismo buñueliano e l'osservazione spietata dei rapporti familiari rendono "El cochecito" un'opera rivoluzionaria che la censura franchista mutilò pesantemente, nascondendo per decenni il vero finale. Un film profetico che anticipa l'alienazione dell'età contemporanea attraverso il ritratto di un'umanità meschina e priva di solidarietà.

Una perla rara che merita di essere riscoperta per la sua capacità di unire grottesco e tragedia in una sintesi cinematografica irripetibile.


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Recensione “Yoga” di Emmanuel Carrère (2021)

In questa puntata esploriamo "Yoga" di Emmanuel Carrère, un libro che inizia come un saggio sullo yoga e la meditazione ma si trasforma in una discesa brutale e illuminante nella depressione dell'autore francese.

Quello che doveva essere un "libretto arguto e accattivante" sulle discipline orientali diventa invece una "cronaca sinuosa di una lotta interiore contro la depressione, costellata di episodi intimi e tragici".

Carrère, con la sua consueta spietatezza autobiografica, racconta il crollo psichico che ha frantumato le sue certezze zen, conducendoci attraverso ritiri di meditazione, ricoveri psichiatrici e l'attacco terroristico di Charlie Hebdo. Un'opera che rompe i confini tra generi letterari, mescolando memoir, saggio filosofico e testimonianza clinica in un racconto devastante ma paradossalmente luminoso.

La scrittura di Carrère trasforma il dolore personale in riflessione universale sulla fragilità umana e sulla ricerca di senso. Un libro che sfida il lettore con la sua onestà feroce, dimostrando come anche il fallimento spirituale possa generare arte autentica. Una lettura necessaria per chi cerca verità senza consolazioni facili.


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Recensione “L’ultima follia di Mel Brooks” di Mel Brooks (1976)

In questa puntata analizziamo "L'ultima follia di Mel Brooks", un'operazione cinematografica tanto folle quanto geniale. Il maestro della parodia si cimenta in una sfida impossibile: realizzare un film muto in piena epoca del sonoro, con un cast stellare che include Marty Feldman, Dom DeLuise, Bernadette Peters, Anne Bancroft, Liza Minnelli, Burt Reynolds e persino Marcel Marceau.

Un meta-cinema esilarante che racconta di un regista intenzionato a salvare Hollywood con il primo grande film muto degli ultimi quarant'anni. Brooks trasforma quella che potrebbe sembrare una provocazione nostalgica in una riflessione ironica sui meccanismi dell'industria cinematografica, ricca di gag fisiche e situazioni surreali.

Tra omaggi al cinema delle origini e battute taglienti sul sistema hollywoodiano, "Silent Movie" si rivela un capolavoro di comicità che dimostra come il genio di Brooks riesca sempre a sorprendere, anche quando si impone limiti apparentemente insormontabili.