La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Monsieur Verdoux” di Charlie Chaplin (1947)

Il 1947 segna una svolta radicale nella carriera di Charlie Chaplin: addio per sempre al mitico personaggio di Charlot per dare vita a Henri Verdoux, elegante banchiere parigino che diventa serial killer per mantenere moglie e figlio.

Ispirato al reale pluriomicida francese Henri Landru e da un'idea di Orson Welles, "Monsieur Verdoux" racconta di un impiegato di banca licenziato che si dà al matrimonio seriale con ricche vedove per poi assassinarle e derubarne i patrimoni.

Una commedia nera brillante e spietata che vede Chaplin nel suo film più controverso. Il genio di Chaplin mette in discussione la nostra percezione del male: questo raffinato criminale non è forse un dilettante rispetto ai fornitori di armi e ai dittatori?

Uscito a New York nell'aprile 1947 in piena paranoia politica, con Chaplin sospettato di simpatie radicali, il film divenne un caso che contribuì al suo declino negli Stati Uniti.

Un'opera coraggiosa e visionaria che anticipa temi moderni sulla violenza, il capitalismo e la morale, firmata da un artista che non temeva di sfidare il proprio pubblico.

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Recensione “Lo Sbarbato” di Umberto Simonetta (1967)

Milano, anni Sessanta: nasce la strana amicizia tra un ragazzo dell'alta borghesia e un ladruncolo chiamato "il Mangia".

Pubblicato nel 1967, "Lo Sbarbato" rappresenta l'esordio letterario di Umberto Simonetta, figura di spicco della cultura italiana del secondo Novecento.

Una storia che trasuda realismo e vita di strada di una gioventù che affronta il boom economico con la fame, la miseria e la spietatezza del dopoguerra. Entrambi i protagonisti vogliono quello che ha l'altro: lo Sbarbato cerca la libertà e la fama da duro del Mangia, mentre il Mangia desidera la sicurezza economica dello Sbarbato.

Simonetta racconta questa vicenda con la sua grandiosa ironia, mescolata all'amara atmosfera della Milano della "Mala" che si sta inesorabilmente trasformando e abbrutendo.

Un romanzo di formazione che anticipa temi e stili narrativi, firmato dall'autore che collaborò con Gaber, Jannacci e i grandi della comicità italiana. Una testimonianza autentica di un'epoca di trasformazione sociale e generazionale.

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Recensione “Chiamami aquila” di Michael Apted (1981)

Un giornalista di Chicago incontra un'ornitologa nelle Montagne Rocciose: nasce così "Chiamami Aquila" (Continental Divide), il film del 1981 scritto da Lawrence Kasdan e diretto da Michael Apted che ha mostrato al mondo un John Belushi inedito.

Lontano dalle maschere comiche dei Blues Brothers e di Animal House, qui Belushi si cimenta in una commedia romantica delicata e toccante, affiancato da Blair Brown in quello che sarebbe diventato il suo penultimo film prima della tragica scomparsa.

Con la produzione esecutiva di Steven Spielberg - che avrebbe dovuto dirigerlo - questo piccolo gioiello cinematografico quasi dimenticato merita di essere riscoperto per la sua capacità di raccontare l'amore attraverso paesaggi mozzafiato e dialoghi brillanti.

Una pellicola che dimostra come dietro ogni grande comico si nasconda spesso un attore drammatico di straordinario talento.

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Recensione film “Dimenticare Palermo” di Francesco Rosi (1990)

"Dimenticare Palermo", il film del 1990 di Francesco Rosi che segna il ritorno del maestro del cinema d'inchiesta al thriller politico.

James Belushi interpreta Carmine Bonavia, candidato sindaco di New York di origini siciliane e paladino della legalizzazione degli stupefacenti, che torna in Sicilia per il suo viaggio di nozze, ritrovandosi invischiato in una rete di intrighi tra mafia, politica e affari internazionali.

Rosi costruisce un affresco spietato dei rapporti tra potere legale e criminale, ambientato in una Sicilia sospesa tra tradizione e modernità.

Con un cast internazionale che include Vittorio Gassman, Philippe Noiret, e Mimi Rogers il film esplora temi universali come l'identità, l'appartenenza e il prezzo del potere.

Un'opera che conferma la capacità di Rosi di trasformare la cronaca in cinema d'autore, mantenendo alta la tensione narrativa senza mai perdere di vista la denuncia sociale.