La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Il rompicuori” di Elaine May (1972)

Benvenuti nell'analisi di uno dei capolavori più sottovalutati del cinema americano degli anni '70: "Il Rompicuori" di Elaine May. Un film che ha anticipato di decenni la sensibilità moderna sul matrimonio, l'amore e l'inganno di sé stessi.

Nel 1972, mentre Hollywood sfornava blockbuster e western, Elaine May - già leggenda della commedia dal vivo insieme a Mike Nichols - firma la regia di questa commedia tagliente che trasforma Neil Simon in qualcosa di molto più profondo e disturbante del solito. Charles Grodin e Cybill Shepherd danno vita a una storia che inizia come commedia romantica e si trasforma in un ritratto spietato dell'egoismo maschile e delle illusioni dell'amore.

"Il Rompicuori" non è solo una commedia: è un'anatomia chirurgica del matrimonio americano, un'anticipazione del cinema indipendente degli anni '90 e un film che ha il coraggio di rendere il protagonista completamente antipatico senza mai giustificarlo. Scopriamo insieme perché questo film merita di essere riscoperto e perché Elaine May aveva già capito tutto quello che il cinema avrebbe raccontato sull'amore nei decenni successivi.

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Recensione "La coscienza di Zeno" di Sandro Bolchi (1988)

Un'opera che ha saputo trasformare il romanzo "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo in un'esperienza televisiva di straordinaria intensità psicologica.

Questo adattamento rappresenta uno dei vertici della televisione italiana d'autore, dove la prosa sveviana trova nuova vita attraverso la regia raffinata di Bolchi e interpretazioni magistrali che hanno reso giustizia alla complessità del protagonista triestino.



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Recensione “Un uomo da niente” di Jim Thompson (1954)

Se amate il noir crudo e senza filtri, questo è oro puro.

Jim Thompson negli anni '50 scriveva per le case editrici pulp ma dietro le copertine commerciali nascondeva capolavori psicologici, amanti tanto, per esempio, dal Re Stephen King. Thompson ha vissuto il lato oscuro dell'America e l'ha messo tutto nero su bianco.

Clifton Brown, il protagonista, è un giornalista affermato che tutti rispettano e ammirano. Brillante, affascinante, con le donne che lo adorano. Ma Brown nasconde un segreto...

La scrittura è un pugno nello stomaco. Ogni parola è essenziale, non c'è una virgola di troppo. Thompson non fa sconti: niente romance, niente happy ending, solo cruda verità sulla natura umana.

Perché leggerlo oggi? Perché ha anticipato tutto quello che amiamo nei #thrillerpsicologici moderni. Ma soprattutto perché ci mostra la doppia vita, la capacità dell'essere umano di vivere nell'ipocrisia più totale.Non è una lettura facile. Vi disturberà, vi lascerà addosso una sensazione di disagio. Ma è questo che fa la grande letteratura: vi cambia, vi fa riflettere, vi mostra quello che non volevate vedere.

Il mio voto? Capolavoro assoluto. Se leggete un solo noir classico quest'anno: che sia questo.

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Recensione “La regola del gioco” di Jean Renoir (1939)

Considerato uno dei capolavori indiscussi della storia del cinema, "La regola del gioco " è un affresco lucido e spietato dell’ipocrisia borghese alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Jean Renoir dirige un’opera ironica, amara e visionaria, che intreccia commedia, dramma e critica sociale con una modernità sorprendente.


il grande cinema, non puoi perderla.

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Recensione “Ferrovie del Messico” di Gian Marco Griffi (2023)

"Ferrovie del Messico" di Gian Marco Griffi: il caso editoriale del 2023 che ha dimostrato come 800 pagine di letteratura possano ancora conquistare lettori e critica.

Un romanzo che ha sovvertito tutte le regole del mercato librario, diffondendosi attraverso il passaparola e dimostrando che esiste ancora spazio per la narrativa ambiziosa e complessa.