La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “RX-M Destinazione Luna” di Kurt Neumann (1950)

In questa puntata parlo di "RX-M Destinazione Luna", il film di fantascienza del 1950 diretto da Kurt Neumann che racconta l'avventura di un equipaggio spaziale con un destino inaspettato.

Prodotto in fretta per battere sul tempo pellicole concorrenti, questo piccolo classico della sci-fi anni Cinquanta ci porta oltre i confini previsti della Luna, verso Marte.

Analizziamo gli effetti speciali artigianali dell'epoca, l'audace presenza di una scienziata donna e il finale sorprendentemente cupo per gli standard hollywoodiani del tempo.

Un viaggio nel cinema di genere che ha influenzato generazioni di appassionati, tra modellini spaziali, atmosfere da Guerra Fredda e sogni di conquista cosmica. Scopriamo insieme perché questo film merita ancora attenzione oggi.


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Recensione “Mirage” di Edward Dmytryk (1965)

In questa puntata esploriamo "Mirage", il thriller psicologico di Edward Dmytryk che nel 1965 ridefinì i confini del noir metropolitano.

Gregory Peck interpreta un uomo che si risveglia in un grattacielo di Manhattan senza memoria, inseguito da killer misteriosi e incapace di distinguere realtà da illusione. Accanto a lui, un Walter Matthau in uno dei suoi ruoli più ironici e memorabili, mentre la macchina da presa trasforma New York in un labirinto di vetro e acciaio dove ogni angolo nasconde un frammento di verità perduta.

Dmytryk orchestra un crescendo di suspense che anticipa tecniche narrative poi diventate classiche del genere, in un film che dialoga con Hitchcock ma trova una propria identità unica.

Il regista, grazie all'uso claustrofobico degli spazi urbani, crea quella sensazione di vertigine esistenziale che rende questo thriller un'esperienza cinematografica ancora oggi sorprendentemente moderna e inquietante.

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Recensione “A qualcuno piace caldo” di Billy Wilder (1959)

Quando Billy Wilder decise di far travestire Tony Curtis e Jack Lemmon da musiciste e di affiancargli una Marilyn Monroe indimenticabile, stava creando molto più di una semplice commedia: stava firmando uno dei capolavori assoluti del cinema.

"A qualcuno piace caldo" è una macchina comica perfetta che nasconde sotto la superficie leggera una profondità e un'intelligenza rare. In questa puntata esploriamo come Wilder sia riuscito a sovvertire le convenzioni hollywoodiane degli anni Cinquanta, a creare personaggi memorabili e a regalare al mondo una delle battute finali più geniali della storia del cinema.

Un viaggio nell'America del proibizionismo che parla ancora oggi alla nostra contemporaneità.

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Recensione “Il posto delle fragole” di Ingmar Bergman (1957)

In questa puntata ci immergiamo ne "Il posto delle fragole", il capolavoro del 1957 di Ingmar Bergman che ha cambiato per sempre il modo di raccontare il tempo al cinema.

Victor Sjöström, pioniere del cinema svedese, interpreta un anziano medico che durante un viaggio verso Lund per ricevere una laurea honoris causa si ritrova a fare i conti con i fantasmi del suo passato.

Bergman costruisce un film visionario dove incubi e ricordi si mescolano alla realtà, dove ogni immagine diventa simbolo dell'angoscia esistenziale e della ricerca impossibile di redenzione. Con Bibi Andersson e Ingrid Thulin in ruoli indimenticabili, il film ci trascina in un viaggio interiore spietato attraverso rimpianti, amori perduti e la paura della morte.

La celebre sequenza dell'incubo resta una delle scene più potenti mai girate, tanto da influenzare generazioni di cineasti e scrittori, come me.

Un film che non invecchia mai perché parla di quello che ci portiamo dentro tutti: il peso delle scelte non fatte e il bisogno disperato di chiedere perdono.

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Recensione “Sojux 111 Terrore su Venere” di Kurt Maetzig (1960)

Oggi vi porto nello spazio profondo con un gioiello dimenticato della fantascienza della Guerra Fredda: "Sojux 111 Terrore su Venere" di Kurt Maetzig.

Questa coproduzione tedesco-orientale e polacca del 1960, tratta dal romanzo di Stanisław Lem, racconta di una misteriosa bobina magnetica venusiana scoperta sulla Terra che rivela piani di attacco alieni. Un equipaggio internazionale parte a bordo della nave Kosmokrator per scoprire la verità, trovando su Venere le rovine di una civiltà avanzatissima autodistruttasi con armi atomiche.

Il film è un monito potente contro la corsa agli armamenti nucleari, mascherato da avventura spaziale, con scenografie surreali e visionarie che anticipano estetiche future.

Maetzig costruisce una fantascienza adulta e responsabile che riflette sui pericoli dell'autodistruzione umana, in piena corsa spaziale tra Est e Ovest.