La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Ieri, oggi, domani” di Vittorio De Sica (1963)

Il 19 dicembre 1963 usciva un film che avrebbe cambiato per sempre la storia del cinema italiano: "Ieri, oggi, domani" di Vittorio De Sica.

Tre episodi, tre Italie diverse, e una coppia leggendaria che ha fatto sognare generazioni: Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Dalla Napoli popolare di Adelina alla Roma notturna di Mara, passando per la Milano borghese di Anna, questo trittico firmato da giganti come Eduardo De Filippo, Alberto Moravia e Cesare Zavattini è un viaggio nell'anima di un Paese che sapeva raccontarsi con una voce unica al mondo.

Lo spogliarello più famoso della storia del cinema, una fotografia indimenticabile dell'Italia che fu, e un Oscar meritatissimo. Questo film è molto più di un classico, è un pezzo della nostra identità culturale che continua a parlare al presente.

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Recensione “Zero in condotta” di Jean Vigo (1933)

Circa quaranta minuti che hanno rivoluzionato il modo di raccontare l'infanzia. Nel 1933 Jean Vigo malato e con pochissimi mezzi, gira un film sulla ribellione di quattro ragazzi in un collegio francese. Le autorità lo censurano immediatamente, ma quel piccolo capolavoro anarchico comincia a circolare clandestinamente e finisce per influenzare profondamente il cinema che verrà. Da Truffaut a De Sica da "I quattrocento colpi" a "Sciuscià" scopriamo come questo cortometraggio vietato abbia insegnato a intere generazioni di registi che si può stare dalla parte degli ultimi, che la poesia può convivere con la rivolta, che il cinema esiste per mostrare il mondo da un punto di vista diverso. Un atto di resistenza cinematografica che continua a parlare a distanza di novant'anni.

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Recensione “I giganti uccidono” di Fielder Cook (1956)

Diretto da Fielder Cook e scritto dal geniale Rod Serling, "I giganti uccidono" ci porta nel mondo spietato della pubblicità degli anni Cinquanta, dove ambizione e moralità si scontrano in un crescendo di tensione psicologica.

La storia segue un dirigente pubblicitario costretto a scegliere tra successo professionale e integrità personale, in un'epoca in cui le grandi corporazioni iniziavano a dominare la società americana.

Serling, prima ancora di creare "Ai confini della realtà", dimostrava qui la sua straordinaria capacità di trasformare la critica sociale in dramma avvincente.

Un'opera che merita di essere riscoperta per la sua lucida visione di un mondo dove i veri giganti non sono gli uomini, ma le macchine del potere che li divorano.


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Recensione “Natale in casa d’appuntamento” di Ugo Moretti (1963)

"Natale in casa d'appuntamento" di Ugo Moretti è un romanzo del 1963 che osa portare il lettore in un territorio proibito durante la notte più sacra dell'anno.

Ambientato in un bordello alla vigilia di Natale, il libro intreccia le vite di prostitute, clienti e personaggi ai margini della società in un affresco corale che mescola cinismo e tenerezza.

Moretti costruisce un paradosso narrativo potente: mentre fuori risuonano i canti natalizi e le campane delle chiese, dentro quelle mura si consumano storie di solitudine, disperazione e inaspettata umanità. Il romanzo sfida l'ipocrisia borghese del boom economico italiano, mostrando come la sacralità del Natale conviva con la profanazione quotidiana della dignità umana.

Attraverso dialoghi asciutti e una prosa diretta, l'autore trasforma un luogo di perdizione in uno specchio spietato della società.

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Recensione “Il silenzio degli innocenti” di Jonathan Demme (1991)

Clarice Starling cammina in un corridoio dell'FBI circondata da uomini. La macchina da presa di Jonathan Demme la riprende dal basso, dall'alto, di traverso: è fuori posto, inadeguata, troppo piccola per quel mondo.

"Il silenzio degli innocenti" è un thriller perfetto, ma è anche la storia di una donna che deve combattere su due fronti: contro un serial killer e contro un sistema che non la prende sul serio.

Ogni inquadratura racconta il disprezzo sottile del patriarcato, quello delle persone perbene che ti guardano ma non ti vedono. Jodie Foster costruisce una Clarice fragile e fortissima, Anthony Hopkins un Lecter terrificante nella sua immobilità. E Demme, con il suo genio, trasforma ogni angolazione in una dichiarazione politica.

Un capolavoro che continua a parlarci da oltre trent'anni.