La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Brian di Nazareth” di Terry Jones (1979)

In questa puntata de "La Foglia d'Acanto" esploriamo "Brian di Nazareth", il capolavoro irriverente dei Monty Python diretto da Terry Jones nel 1979.

Un film che ha fatto scandalo per la sua geniale satira del fanatismo religioso e politico, ma che in realtà nasconde una profondità filosofica straordinaria.

Analizziamo come Graham Chapman, John Cleese, Eric Idle, Michael Palin, Terry Jones e Terry Gilliam abbiano creato un'opera che, a quarantacinque anni di distanza, mantiene intatta la sua forza comica e la sua rilevanza sociale. Dalla celeberrima "Always Look on the Bright Side of Life" alla feroce critica del settarismo attraverso il "Fronte Popolare di Giudea", scopriamo perché questo film rappresenta l'apice della collaborazione del gruppo comico britannico più influente della storia.

Un viaggio nell'arte della dissacrazione intelligente, dove la risata diventa strumento di riflessione profonda sulla natura umana e sui meccanismi del potere.


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Recensione “Cambiare l’acqua ai fiori” di Valérie Perrin (2019)

"Cambiare l'acqua ai fiori" di Valérie Perrin, il romanzo che dal 2019 ha commosso e conquistato lettori in tutto il mondo. La storia di Violette Trenet, custode di un cimitero, ci immerge in un universo dove la morte diventa paradossalmente celebrazione della vita.

Il romanzo è un mosaico di esistenze intrecciate: tradimenti che spezzano vite, amori che resistono al tempo, e la straordinaria capacità umana di rinascere dalle proprie ceneri.

Violette non è solo la custode delle tombe, ma diventa la guardiana delle memorie e delle storie che i vivi portano con sé. Un romanzo che ci ricorda che anche nei luoghi apparentemente più silenziosi, la vita continua a scorrere con tutta la sua forza travolgente.


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Recensione “Saturnino Farandola” di Raffaele Meloni e Albert Robida (1977)

Torniamo indietro nel tempo per riscoprire "Saturnino Farandola", lo straordinario sceneggiato RAI del 1977 diretto da Raffaele Meloni.

Questa serie televisiva, trasmessa sulla Rete Due nell'ambito della programmazione per ragazzi, portò sugli schermi italiani le avventure fantastiche tratte dal romanzo "Viaggi straordinarissimi di Saturnino Farandola" del francese Albert Robida. Con Mariano Rigillo nel ruolo del protagonista-narratore e un cast che includeva anche Paolo Poli e Daria Nicolodi, rappresentando un gioiello della televisione per ragazzi degli anni '70.

In questa puntata analizziamo il valore storico e culturale di una serie che ha segnato l'immaginario di una generazione, esplorando le sue innovazioni tecniche, narrative e il suo posto nell'evoluzione della televisione italiana per ragazzi.


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Recensione “Matrimonio in quattro” di Ernst Lubitsch (1924)

"Matrimonio in quattro" capolavoro del 1924 di Ernst Lubitsch che segna l'apogeo della sua arte cinematografica muta. Una commedia sofisticata che intreccia le vite di quattro coniugi viennesi in una danza di tradimenti, equivoci e passioni nascoste.

Lubitsch orchestra con maestria il celebre"Lubitsch touch", quella sottile ironia che rivela i segreti del cuore attraverso sguardi, gesti e dettagli apparentemente insignificanti ma sessualmente allusivi.

Il film rappresenta un perfetto equilibrio tra eleganza visiva e profondità psicologica, anticipando i temi che renderanno il regista tedesco uno dei maestri indiscussi della commedia cinematografica.

Un'opera che dimostra come il cinema muto potesse raggiungere vette di raffinatezza narrativa ancora oggi insuperate.


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Recensione “La moglie del soldato” di Neil Jordan (1992)

Nel 1992 Neil Jordan firma uno dei thriller più inquietanti e visionari degli anni Novanta: "La moglie del soldato", con un magistrale Stephen Rea protagonista.

Tra Belfast e Londra, seguiamo Fergus, membro dell'IRA coinvolto nel rapimento di un soldato britannico, in un viaggio che lo porterà a confrontarsi con le zone più oscure della psiche umana.

Con Jaye Davidson in una interpretazione coraggiosa e rivoluzionaria, il film anticipa di decenni dibattiti sull'identità di genere e sessualità, rimanendo ancora oggi un'opera capace di dividere e provocare.

Un capolavoro del cinema contemporaneo che sfida ogni tentativo di classificazione, esplorando la complessità irriducibile della condizione umana con straordinaria lucidità visionaria.