La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Senza tetto né legge” di Agnès Varda (1985)

"Senza tetto né legge" di Agnès Varda, vincitore del Leone d'oro a Venezia nel 1985, è un'opera cinematografica radicale che segue gli ultimi giorni di vita di Mona, giovane vagabonda interpretata da Sandrine Bonnaire in una performance indimenticabile.

Attraverso una struttura narrativa frammentaria e retrospettiva, Varda ricostruisce il percorso di questa ragazza ribelle che ha scelto la libertà assoluta della strada, rifiutando ogni convenzione sociale. Il film alterna testimonianze di chi l'ha incontrata a sequenze che mostrano il suo vagare solitario nella campagna francese, creando un ritratto sfaccettato e spietato della marginalità.

La regista della Nouvelle Vague affronta con sguardo lucido e privo di sentimentalismi i temi della libertà individuale, dell'esclusione sociale e della condizione femminile. Mona diventa un'icona ambigua: figura di resistenza per alcuni, fallimento personale per altri, specchio delle nostre paure e dei nostri giudizi.

Varda non romanticizza la povertà né condanna la protagonista, ma la osserva con empatia documentaristica, restituendole dignità narrativa. Un film che interroga lo spettatore sul significato di libertà, solitudine e autodeterminazione in una società che fatica ad accettare chi vive ai margini.


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Recensione “Le inseparabili” di Simone De Beauvoir (1954)

"Le inseparabili" di Simone de Beauvoir, pubblicato postumo nel 1954, è un romanzo autobiografico che racconta l'intensa amicizia adolescenziale tra la protagonista Sylvie e Andrée, alter ego della stessa de Beauvoir e della sua amica Zaza Lacoin.

Ambientato nella Parigi borghese degli anni '20, il libro esplora i temi dell'emancipazione femminile, della ribellione contro le convenzioni sociali e del tragico destino di una giovane donna brillante schiacciata dalle aspettative familiari.

La narrazione intreccia memoir e finzione, offrendo uno sguardo intimo sulla formazione intellettuale ed emotiva di due ragazze alle prese con il peso delle tradizioni e il desiderio di libertà.

Un documento prezioso sulla condizione femminile dell'epoca e una riflessione universale sui legami che ci definiscono. Un romanzo che parla di amicizia, sacrificio e della lotta per conquistare la propria identità in un mondo che impone ruoli prestabiliti.

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Recensione “The Life of Chuck” di Mike Flanagan (2024)

Nella nuova puntata del nostro podcast cinematografico esploriamo "The Life of Chuck", l'ultima fatica di Mike Flanagan tratto dal racconto "La vita di Chuck" di Stephen King.

Un film che ribalta ogni aspettativa, raccontando una vita ordinaria in modo straordinario attraverso una narrazione a ritroso per arrivare alla sua infanzia. Tom Hiddleston regala una interpretazione di rara intensità, affiancato da un cast eccezionale che include Chiwetel Ejiofor, Karen Gillan e Mark Hamill.

Flanagan abbandona temporaneamente l'horror per abbracciare un dramma esistenziale che tocca le corde più profonde dell'animo umano. Tre momenti della vita di Chuck si intrecciano per mostrarci come ogni esistenza, anche la più apparentemente banale, racchiuda universi infiniti di significato. Una riflessione poetica sulla fragilità e la bellezza dell'esperienza umana.


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Recensione "Ladri di saponette" di Maurizio Nichetti (1989)

In questa puntata analizziamo "Ladri di saponette", la geniale satira di Maurizio Nichetti che anticipò di trent'anni i nostri incubi digitali.

Un film visionario che racconta come la pubblicità possa letteralmente invadere e corrompere l'arte cinematografica, trasformando il neorealismo in bianco e nero in un carnevale consumistico a colori.

Nichetti costruisce una parabola amara e divertente sulla perdita di purezza del cinema, creando uno dei capolavori più sottovalutati del nostro cinema degli anni Ottanta. Una riflessione ancora tremendamente attuale nell'era dello streaming, della pubblicità indiretta e della frammentazione narrativa dei social media.

Scopriamo insieme come un regista milanese riuscì a predire il futuro dell'intrattenimento, quando Netflix era ancora fantascienza e TikTok ...un tic nervoso.


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Recensione “Latitudine Zero” di Ishiro Honda (1969)

Immergiti nelle profondità dell'oceano con "Latitudine Zero", il visionario film di fantascienza del maestro Ishiro Honda.

Questa produzione internazionale nippo-americana del 1969 ci trasporta in un mondo sottomarino popolato da scienziati, avventurieri e creature mostruose in una battaglia epica tra bene e male.

Honda, il padre di Godzilla, abbandona temporaneamente i kaiju per esplorare le meraviglie degli abissi oceanici, creando un'opera che mescola elementi di Jules Verne con la sensibilità del cinema fantastico giapponese. Tra sottomarini futuristici, basi segrete e tecnologie impossibili, il film rappresenta un affascinante esempio di come il cinema di genere degli anni '60 sapesse sognare in grande nonostante budget limitati.

Un'avventura trash sottomarina che conferma Honda come uno dei più creativi registi del fantastico mondiale.