La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Breve incontro” di David Lean (1945)

In questa puntata parliamo di uno di quei film che il tempo non riesce a scalfire: "Breve incontro" di David Lean, del 1945, tratto da una pièce di Noël Coward.

Una storia d'amore adulta, pudica, mai consumata, ambientata nell'Inghilterra del dopoguerra, dove due persone comuni si ritrovano a fare i conti con un sentimento più grande di loro.

Con Celia Johnson e Trevor Howard in stato di grazia assoluta, e le note del Concerto per pianoforte di Rachmaninov a fare da colonna sonora dell'inesprimibile, questo film è un capolavoro senza tempo che parla di desiderio, rinuncia e di quella solitudine profonda che si prova non quando si è soli, ma quando non si è capiti. Una visione che lascia il segno.

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Recensione “Gente comune” di Robert Redford (1980)

Nel 1980 Robert Redford lascia per la prima volta il ruolo di attore e si siede dietro la macchina da presa. Il risultato è "Gente Comune", un film che racconta il lento naufragio di una famiglia americana apparentemente perfetta, devastata da un lutto che nessuno riesce ad elaborare davvero.

Timothy Hutton è il figlio sopravvissuto che cerca di tornare alla vita, Donald Sutherland è il padre che ama senza riuscire a salvare nulla, e Mary Tyler Moore sorprende tutti nei panni di una madre che fa paura proprio perché non è mai veramente cattiva. Sullo sfondo, il Canone in Re maggiore di Pachelbel accompagna ogni crepa, ogni silenzio, ogni sguardo mancato.

Un film che vince quattro Oscar nel 1981 e che ancora oggi, quarantacinque anni dopo, ti resta appiccicato addosso come fanno solo le storie vere.

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Recensione “La vita agra” di Luciano Bianciardi (1962)

Scritto tra il 1961 e il 1962, La vita agra di Luciano Bianciardi è uno dei romanzi più lucidi e spietati del Novecento italiano.

Protagonista è Luciano, un intellettuale che lascia la sua terra toscana devastato dalla morte di 43 minatori in un'esplosione, deciso a vendicarsi facendo saltare in aria la sede milanese della multinazionale responsabile. Ma Milano lo inghiotte: il Boom economico, le rate, le cambiali, una nuova relazione sentimentale lo travolgono e lo trasformano.

Bianciardi ritrae con ironia feroce e malinconia autentica un'Italia che rinnega le proprie radici rurali per abbracciare frigoriferi e televisori, sacrificando dignità e memoria sull'altare del consumismo. Un romanzo profetico e attualissimo, scritto da un intellettuale scomodo che l'Italia ufficiale ha preferito dimenticare.

Da leggere per capire da dove veniamo e, soprattutto, dove stiamo andando.

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Recensione “Il vedovo” di Dino Risi (1959)

Nel 1959 Dino Risi mette insieme due mostri sacri della comicità italiana — Alberto Sordi e Franca Valeri — e il risultato è una bomba che ancora oggi non smette di esplodere.

"Il vedovo" non è soltanto una commedia brillante: è uno scontro di civiltà, quello fra la Milano operosa e laboriosa e la Roma indolente e sorniona, raccontato attraverso un matrimonio impossibile in un'epoca in cui il divorzio non esisteva nemmeno come parola.

Lui sconclusionato e megalomane, lei ricca industriale dal piglio d'acciaio: una coppia che è anche uno specchio impietoso dell'Italia del Boom. Risi li guarda con affetto e ferocia insieme, regalandoci scene entrate per sempre nella memoria collettiva.

"Cretinetti!" e "Che fa marchese, spinge?" non sono solo battute: sono fotografie di un Paese intero. Una commedia che, a distanza di quasi settant'anni, parla ancora di noi.

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Recensione “Fronte del porto” di Elia Kazan (1954)

Settant'anni fa Elia Kazan portava sullo schermo una storia di omertà, coraggio e redenzione sui moli di Hoboken, New Jersey.

Oggi "Fronte del porto" parla ancora — e forse parla più forte di prima. Perché il caporalato non è scomparso, ha solo cambiato l'abito. In questa puntata parliamo di un film che ha vinto otto premi Oscar, di un Marlon Brando che reinventò il modo di recitare, di Eva Marie Saint alla sua prima grande prova cinematografica con la voce straordinaria di Andreina Pagnani, di Karl Malden — già compagno di set di Brando in "Un tram che si chiama desiderio" — e di Rod Steiger.

Il tutto con una colonna sonora firmata da Leonard Bernstein che entra sottopelle e non se ne va più. Un film del 1954 che sembra girato stamattina.