La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Favole al telefono” di Gianni Rodari (1962)

In questa puntata parliamo di un libro che ha attraversato generazioni intere senza perdere nulla della sua magia: le "Favole al telefono" di Gianni Rodari.

Storie brevissime raccontate da un padre lontano alla sua bambina, ogni sera alle nove in punto, attraverso un filo telefonico che diventa ponte d'amore e fantasia. Favole fulminanti che in poche parole ribaltano il mondo, aprono domande, accendono la meraviglia.

Perché Rodari non scriveva solo per bambini: scriveva per quella parte di noi che rischia di addormentarsi sotto il peso della routine. Un capolavoro della letteratura italiana che deve stare in ogni casa, per i piccoli di oggi e per gli adulti che sono stati bambini ieri.

Riscopriamo insieme la strada che non andava in nessun posto e tutte le altre meraviglie di questo libro senza tempo.

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Recensione “Ascensore per il patibolo” di Louis Malle (1958)

Un ascensore bloccato, un omicidio perfetto che si trasforma in incubo, una Parigi notturna avvolta nelle note di Miles Davis. Nel 1958 Louis Malle firma il suo folgorante esordio alla regia con un noir che ridefinisce i confini del genere, trasformando un thriller in pura angoscia esistenziale.

Jeanne Moreau vaga per le strade deserte in cerca dell'amante scomparso, mentre la tromba di Miles Davis improvvisa la colonna sonora dell'ansia e del desiderio. Un cast stellare, una sceneggiatura firmata da Roger Nimier, e sequenze che hanno fatto la storia del cinema.

"Ascensore per il patibolo" è il punto d'incontro perfetto tra cinema noir, nouvelle vague e jazz, un film che continua a ipnotizzare a distanza di decenni.

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Recensione “Delitto nella strada” di Don Siegel (1956)

Nel 1956 Don Siegel gira "Delitto nella strada", un film sulla delinquenza minorile che va oltre i moralismi facili dell'epoca. Al centro c'è un giovanissimo John Cassavetes, ventisette anni che ne dimostrano la metà, nei panni di Frankie Dane, capo gang schiacciato da una violenza che non ha scelto ma ereditato.

Insieme a Sal Mineo, Cassavetes porta sullo schermo una fragilità mascherata da durezza, in un quartiere dove i vicoli stretti e gli androni bui diventano gabbie senza uscita. Siegel, con la sua regia asciutta e documentaristica, racconta una gioventù perduta senza pietismi né giustificazioni, trovando l'umanità nei luoghi più oscuri.

È un film che mostra Cassavetes prima di Cassavetes, il ragazzo terrorizzato sotto la maschera del duro, la rabbia di chi non ha voce. Quasi settant'anni dopo, continua a dirci qualcosa di vero sulla violenza come unica lingua conosciuta.

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Recensione “La maschera di Dimitrios” di Jean Negulesco (1944)

Nel 1944, mentre il mondo era in fiamme, Hollywood produceva un gioiello noir che avrebbe anticipato di decenni il moderno cinema di spionaggio: "La maschera di Dimitrios".

Jean Negulesco porta sullo schermo il capolavoro di Eric Ambler, maestro della spy story e fonte d'ispirazione per lo stesso Ian Fleming. Un cadavere su una spiaggia turca, un criminale internazionale dalla vita misteriosa, uno scrittore troppo curioso che decide di indagare sul passato del defunto.

Con la coppia d'oro Peter Lorre e Sidney Greenstreet, il film costruisce attraverso flashback intrecciati il ritratto di un uomo senza volto, in un'Europa crepuscolare dove nessuno è ciò che sembra. Una struttura narrativa alla "Quarto potere" applicata al thriller di spionaggio, con una fotografia che scolpisce le ombre come solo il grande noir classico sapeva fare. Un'opera sofisticata che merita di essere riscoperta.

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Recensione “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar (1963)

"Memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenar è un capolavoro che ha richiesto quasi tre decenni per essere completato: una lettera testamentaria in cui l'imperatore ripercorre la sua vita, le sue scelte, i suoi errori. Ma soprattutto ci mostra cosa significava davvero servire lo Stato con senso del dovere e responsabilità.

Una lettura che oggi forse suona quasi aliena. Un libro che ci fa riflettere, ci commuove e, inevitabilmente, ci fa anche sorridere amaramente, con tanta nostalgia.