La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Il vagabondo delle stelle” di Jack London (1915)

Darrell Standing è nel braccio della morte del carcere di San Quintino. Poche ore lo separano dalla fine, ma la sua mente è già altrove — molto più lontano di quanto qualsiasi guardia possa immaginare.

Grazie all'autoipnosi, Standing impara a morire senza morire davvero, scivolando in vite passate che attraversano secoli, continenti e civiltà. Soldati romani, avventurieri medievali, anime erranti in corpi dimenticati dalla storia.

Jack London pubblica il romanzo "Il vagabondo delle stelle" nel 1915 e firma uno dei libri più visionari e scomodi del Novecento: una denuncia feroce del sistema carcerario americano che si trasforma in un viaggio metafisico sull'anima umana.

Una storia in cui la prigione più grande non ha mai sbarre.

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Recensione “Arco – Un’amicizia per salvare il futuro” di Ugo Bienvenu (2025)

Ugo Bienvenu arriva al suo primo lungometraggio d'animazione dal mondo del fumetto francese e ci porta in un viaggio tra arcobaleni che sono portali temporali, amicizie nate per caso e un futuro che vale ancora la pena di salvare.

"Arco - Un'amicizia per salvare il futuro" è uno di quei film che sa parlare ai bambini senza sottovalutarli e agli adulti senza manipolarli, con un'animazione 2D che profuma di artigianato e una storia che va dritta al cuore senza perdersi in virtuosismi.

In questa puntata scopriamo perché questo film, candidato all'Oscar 2026, merita molto più spazio di quanto gliene sia stato dato.

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Recensione “Wolf Children – Ame e Yuki i bambini lupo” di Mamoru Hosoda (2012)

In questa puntata parliamo di Wolf Children – Ame e Yuki i bambini lupo, il capolavoro d'animazione del regista giapponese Mamoru Hosoda uscito nel 2012.

La storia di Hana, giovane madre rimasta sola a crescere due figli nati dall'unione con un uomo lupo, diventa una potente e poetica riflessione sulla maternità, sulla perdita e sul coraggio di lasciare andare chi si ama. Un film che sa commuovere senza mai scadere nel sentimentalismo, alternando momenti di leggerezza irresistibile a sequenze di rara bellezza visiva.

Tra boschi innevati e scelte di vita impossibili, Hosoda ci racconta qualcosa di universale: cosa significa amare qualcuno abbastanza da rispettare la sua libertà. Una recensione senza spoiler, come sempre, per accompagnarti nella scoperta di un'opera che merita di essere vista e ricordata.

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Recensione “Il dormiglione” di Woody Allen (1973)

Era il 17 dicembre 1973 quando Woody Allen usciva nelle sale americane con "Il dormiglione", una delle commedie più irresistibili della sua carriera.

Miles Monroe, musicista newyorkese proprietario del ristorante vegetariano "Il Sedano Allegro", si risveglia dopo quasi due secoli di ibernazione in un futuro distopico e totalitario, con tutte le sue ossessioni e i suoi complessi d'inferiorità perfettamente intatti.

Allen prende in giro la fantascienza del suo tempo, strizza l'occhio a George Lucas e a Orwell e al suo "1984", e costruisce un universo satirico dove ogni dettaglio è pensato per deflagrare nel momento meno atteso.

Con una Diane Keaton in stato di grazia nel ruolo di Luna, laureata in Semantica Prepuziale, "Il dormiglione" è cinema comico puro: denso di invenzioni, intelligente, e ancora capace di far sbellicare dopo cinquant'anni.

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Recensione “Anche i dottori ce l’hanno” di Arthur Hiller (1971)

New York, 1971. Un grande ospedale metropolitano che dovrebbe salvare vite si sta divorando dall'interno. Herbert Bock è il primario: un uomo brillante, sconfitto, che ha smesso di credere in quasi tutto, compreso se stesso.

Arthur Hiller dirige, Paddy Chayefsky scrive con il bisturi, e George C. Scott porta sullo schermo una delle interpretazioni più totali e devastanti della storia del cinema americano.

"Anche i dottori ce l'hanno" è una feroce commedia nera sul collasso di un sistema e di un uomo, un film che dopo più di cinquant'anni non ha perso un grammo della sua bruciante attualità.

In questa puntata vi racconto perché vale assolutamente la pena (ri)scoprirlo.