La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “La fortezza nascosta” di Akira Kurosawa (1958)

Quando due contadini smidollati incontrano un samurai leggendario e una principessa in fuga, nasce uno dei film più influenti della storia del cinema.

Akira Kurosawa nel 1958 gira "La fortezza nascosta", un'avventura epica raccontata dal basso, attraverso gli occhi di chi vorrebbe solo sopravvivere. Con Toshiro Mifune in stato di grazia, paesaggi che tolgono il fiato e una struttura narrativa che ispirerà persino George Lucas per il suo "Guerre Stellari - Una nuova speranza", questo film dimostra che il cinema di genere può essere arte pura senza perdere un grammo di intrattenimento.

Tra duelli filosofici, umorismo nero e riflessioni sul potere, Kurosawa ci regala un capolavoro che non invecchia mai.

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Recensione “L’Ombra dello Scorpione” di Mick Garris (1994)

"L'ombra dello scorpione" di Mick Garris è una delle miniserie più ambiziose e riuscite degli anni '90. Tratta dal monumentale romanzo di Stephen King, questa produzione del 1994 ci trasporta in un'America devastata da una pandemia mortale, dove i sopravvissuti si dividono tra il bene e il male in una battaglia apocalittica. Con un cast corale eccezionale guidato da Gary Sinise, la serie cattura l'essenza epica del libro originale.

Tra visioni profetiche, viaggi attraverso un continente deserto e l'eterna lotta tra luce e oscurità, Garris riesce a condensare in sei ore un affresco potente sulla natura umana messa alla prova.

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Recensione “L’insolito caso di Mr. Hire” di Patrice Leconte (1989)

"L'insolito caso di Mr. Hire" di Patrice Leconte rappresenta uno dei vertici del cinema noir psicologico degli anni Ottanta. Michel Blanc offre una interpretazione straordinaria nel ruolo di un sarto solitario che vive ai margini della società, ossessionato dalla giovane vicina interpretata da Sandrine Bonnaire.

Quando un omicidio sconvolge il quartiere, Hire diventa il sospettato ideale per la sua diversità e il suo isolamento. Leconte trasforma il romanzo di Georges Simenon in un'opera visivamente potente, costruita su sguardi, silenzi e una tensione crescente che esplora i temi del voyeurismo, della solitudine urbana e del pregiudizio sociale.

La regia calibrata e l'interpretazione intensa di Blanc creano un ritratto umano di rara profondità, dove la suspense thriller si intreccia a una riflessione dolorosa sull'emarginazione e sul bisogno disperato di connessione umana.

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Recensione “Matrimonio all’italiana” di Vittorio De Sica (1964)

Quando il cinema smette di essere intrattenimento e diventa vita pura. "Matrimonio all'italiana" di Vittorio De Sica è uno di quei film che attraversano il tempo senza invecchiare di un secondo.

Con Sophia Loren e Marcello Mastroianni in stato di grazia assoluta, questo capolavoro del 1964 trasforma l'immortale "Filumena Marturano" di Eduardo De Filippo in un'esperienza che ti entra dentro e non ti lascia più.

C'è una scena, una sola frase – "funziona così... così... e così" – che racchiude uno dei momenti più alti della drammaturgia del Novecento.

Un film da vedere e rivedere, perché ogni volta scopri qualcosa di nuovo. Perché ogni volta ti commuovi come fosse la prima. Perché questo è cinema inarrivabile, quello che ti ricorda perché ami le storie raccontate sullo schermo.

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Recensione “Personal Velocity – Il momento giusto” di Rebecca Miller (2002)

Rebecca Miller ci porta dentro il momento esatto in cui tre donne decidono di cambiare tutto. Kyra Sedgwick, Parker Posey e Fairuza Balk sono le protagoniste di "Personal Velocity - Il momento giusto", un film del 2002 che parla di fuga, rinascita e libertà senza retorica né soluzioni facili.

Tre storie separate ma unite dallo stesso filo rosso: il coraggio di riprendersi la propria vita quando tutto sembra perduto. Una regia nervosa, quasi documentaristica, che ci mette faccia a faccia con la verità nuda delle sue protagoniste. Non è un film che ti lascia tranquillo, è un film che ti scuote e ti fa domandare: tu avresti il coraggio di ripartire?