La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “I soliti sospetti” di Bryan Singer (1995)

"Ma esiste davvero Kaiser Söze? E se esiste... chi è?"

Benvenuti in questa nuova puntata dedicata a uno dei thriller più geniali e manipolatori della storia del cinema. Oggi parliamo de "I soliti sospetti" di Bryan Singer, il film che ha ridefinito il concetto di narratore inaffidabile e che continua a ingannare e sorprendere anche dopo quasi trent'anni.

Un cast stellare guidato da un Kevin Spacey da Oscar, una sceneggiatura vincitrice dell'Academy Award che funziona come un orologio svizzero, e un finale che vi lascerà a bocca aperta anche se l'avete già visto dieci volte.

Scopriamo insieme perché questo capolavoro del noir moderno continua a essere studiato, imitato e celebrato. Preparatevi a entrare nel labirinto di specchi creato da Christopher McQuarrie e Bryan Singer, dove niente è come sembra e la verità è sempre un passo avanti rispetto alle nostre certezze.

Attenzione: spoiler assolutamente vietati... diavolo di un Söze!

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Recensione “Amici miei” di Mario Monicelli (1975)

Quando la comicità italiana raggiunge vette assolute: "Amici miei" di Mario Monicelli non è solo il film delle zingarate e delle supercazzole, ma un'opera che ha saputo fotografare l'anima di un'Italia in bilico tra boom economico e vuoto esistenziale.

Cinque amici fiorentini - Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Philippe Noiret, Duilio Del Prete e Adolfo Celi - ci regalano una lezione magistrale su come il riso possa nascondere la disperazione, su come la goliardia diventi l'ultimo rifugio contro la paura di invecchiare.

Un film che ha inventato parole entrate nel nostro vocabolario quotidiano, che continua a farci ridere e piangere a distanza di oltre cinquant'anni, che rappresenta il vertice assoluto della commedia all'italiana. Monicelli dirige con quella sapienza artigianale che oggi sembra perduta, mescolando cattiveria e tenerezza in un equilibrio perfetto. Un capolavoro immortale da riscoprire e amare, risata dopo lacrima.

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Recensione “Il piatto piange” di Piero Chiara (1962)

A Luino, sulla sponda varesina del Lago Maggiore, tra gli anni Trenta e la fine della guerra, c'è gente che gioca. Non per divertimento, ma per fame di vita, per disperazione, per quella voglia di evasione che ti prende quando sei bloccato in una provincia dove le giornate scorrono tutte uguali.

Piero Chiara, in "Il piatto piange", racconta il vizio del gioco d'azzardo come metafora perfetta della vita in provincia: desideri che si trasformano in ossessioni, speranze che si infrangono su un tavolo verde, illusioni che promettono salvezza e consegnano rovina. Il narratore è dentro la storia, non giudica dall'alto ma si mescola agli altri giocatori con la stessa febbre.

Un romanzo del 1962 che fotografa meccanismi ancora attualissimi: la provincia che cerca disperatamente di essere altro, l'illusione di controllare il destino, la trappola che si traveste da salvezza.

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Recensione “La sposa cadavere” di Mike Johnson e Tim Burton (2005)

Scopriamo insieme l'incantevole mondo gotico di "La sposa cadavere", capolavoro in stop-motion firmato da Tim Burton e Mike Johnson.

Questa fiaba dark del 2005 ci trasporta tra il regno dei vivi e quello dei morti, seguendo le vicende del timido Victor che, per un errore, si ritrova sposato con Emily, una sposa defunta dal cuore vibrante.

Tra scenografie mozzafiato e personaggi indimenticabili, il film esplora temi profondi come l'amore vero, la libertà di scelta e il coraggio di seguire il proprio cuore.

Un'opera che commuove e affascina, dimostrando come la vera bellezza risieda nell'anima.


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Recensione “I giovedì della signora Giulia” di Paolo Nuzzi e Massimo Scaglione (1970)

Nella quiete borghese della provincia italiana un appuntamento settimanale diventa il teatro di una trasgressione silenziosa. La miniserie del 1970 diretta da Paolo Nuzzi e Massimo Scaglione porta sullo schermo il raffinato romanzo "I giovedì della signora Giulia" di Piero Chiara.

Tra convenzioni sociali oppressive e desideri repressi, la narrazione esplora con eleganza e ironia la doppia morale di un'epoca, dove le apparenze contavano più della felicità individuale. La regia sobria e attenta restituisce l'atmosfera claustrofobica di una società che giudica senza pietà, mentre i personaggi si muovono tra sensi di colpa e aneliti di libertà.

Un ritratto spietato e malinconico dell'ipocrisia piccolo-borghese, dove ogni gesto fuori dalle righe rischia di diventare scandalo. Una produzione RAI che ha saputo tradurre in immagini la prosa cristallina di Chiara, mantenendo intatta la forza critica dell'originale letterario.