La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “9” di Shane Acker (2009)

In questa puntata esploriamo "9" di Shane Acker, un gioiello dell'animazione del 2009 che troppo spesso viene dimenticato.

Prodotto da Tim Burton, il film ci porta in un mondo post-apocalittico abitato solo da piccole creature di iuta e metallo che cercano di sopravvivere alle macchine che hanno sterminato l'umanità. Atmosfere gotiche, estetica steampunk e una riflessione profonda sul rapporto tra uomo e tecnologia si intrecciano in ottanta minuti di puro cinema d'animazione.

Non è solo intrattenimento visivo: è una parabola sul sacrificio, sulla comunità e su cosa significa davvero essere vivi. Un film che dimostra come l'animazione possa raccontare storie mature e complesse senza rinunciare alla spettacolarità. Se amate la fantascienza che fa pensare e le atmosfere cupe che ipnotizzano, questa è la puntata che fa per voi.

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Recensione “La gatta” di Jun’ichirō Tanizaki (1936)

In questa puntata ci immergiamo nell'universo felino e profondamente umano de '"La gatta" di Jun'ichirō Tanizaki, un gioiello della letteratura giapponese del 1936.

Attraverso la storia di Lily, una splendida gatta di dieci anni, Tanizaki ci racconta un triangolo amoroso dove gelosie, manipolazioni e strategie di potere si intrecciano in modo magistrale. Shozo, l'indolente protagonista, ama follemente la sua gatta, unico legame autentico della sua vita.

Ma quando l'ex moglie Shinako decide di usare Lily come arma contro la nuova compagna Fukuko, scopriamo quanto i nostri affetti più puri possano diventare strumenti di vendetta. Un breve romanzo che dimostra come a volte siano le storie più piccole a contenere le verità più grandi sull'animo umano. Perché i gatti, si sa, scelgono loro il padrone. E Lily ha già fatto la sua scelta...

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Recensione “Kill Bill vol.1” di Quentin Tarantino (2003)

In questa puntata esploriamo il primo capitolo del dittico tarantiniano che ha riscritto le regole del cinema di vendetta.

"Kill Bill Vol. 1" è un'esplosione di energia visiva dove Quentin Tarantino trasforma l'elegante archetipo della "Sposa in nero" di Truffaut in un caleidoscopio di omaggi al cinema di genere.

Analizziamo come la tuta gialla diventa icona immediata, come la Casa delle Foglie Blu si trasforma in balletto coreografico di violenza stilizzata, e come Uma Thurman costruisce un'eroina che deve riconquistare il proprio corpo prima ancora di poter cercare giustizia.

Dal risveglio dal coma al duello nella neve con O-Ren Ishii, ripercorriamo un film che celebra il cinema attraverso il cinema, mescolando anime giapponese, spaghetti western e kung-fu con una libertà che solo un vero cinefilo ossessivo può permettersi.

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Recensione “Le catene della colpa” di Jacques Tourneur (1947)

Jacques Tourneur firma nel 1947 uno dei noir più iconici della storia del cinema: "Out of the Past", conosciuto in Italia come "Le catene della colpa".

Robert Mitchum è Jeff Bailey, un benzinaio che nasconde un passato da detective privato, trascinato di nuovo nell'abisso quando ricompare Kathy, la dark lady interpretata da Jane Greer che lo aveva portato alla rovina.

Accanto a loro, un giovane Kirk Douglas perfetto nel ruolo del gangster elegante e spietato. Un film sulla impossibilità di sfuggire al proprio passato, costruito con una perfezione formale che ne fa ancora oggi una pietra miliare del genere.

La sceneggiatura è firmata anche dal maestro James M. Cain, con dialoghi taglienti come rasoi e una scena finale che toglie il fiato. Questo è cinema allo stato puro, quello che ti ricorda perché vale la pena amare i film in bianco e nero.

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Recensione “L’esercito delle 12 scimmie” di Terry Gilliam (1995)

Nel 1995 Terry Gilliam ci regalava uno dei thriller di fantascienza più visionari e disturbanti del decennio. Un film che mescola viaggi nel tempo, apocalisse virale e follia in un vortice claustrofobico di immagini indimenticabili.

Bruce Willis in una delle sue interpretazioni più intense, Brad Pitt che esplode sullo schermo come uno schizofrenico profetico, e Madeleine Stowe in un ruolo struggente. Ispirato al cult fotografico "La Jetée" di Chris Marker, "L'esercito delle 12 scimmie" ci trascina in un labirinto temporale dove passato e futuro si confondono, dove la linea tra lucidità e delirio si fa sottilissima.