La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

En cours de lecture

Recensione “Hoppity va in città” di Dave Fleischer (1941)

Un gioiello dell'animazione che meritava ben altro destino: il film dei Fleischer Studios con la cavalletta canterina rappresenta uno dei vertici tecnici e narrativi del periodo d'oro dell'animazione americana, ma venne travolto dagli eventi del 7 dicembre 1941.

La straordinaria fusione tra personaggi animati e scenografie tridimensionali, la colonna sonora memorabile e la storia commovente di amicizia e riscatto non ebbero alcuna possibilità contro la tragedia di Pearl Harbor.

In questa puntata parliamo di come un'opera destinata a rivaleggiare con la creazioni di Walt Disney sia finita nell'oblio, trascinando con sé i sogni di gloria dei fratelli Fleischer e segnando la fine di un'epoca irripetibile dell'animazione.

En cours de lecture

Recensione “Destinazione Terra” di Jack Arnold (1953)

Nel 1953, mentre l'America tremava per le paure atomiche e il maccartismo cercava nemici ovunque, Jack Arnold realizza un film di fantascienza rivoluzionario tratto da un racconto di Ray Bradbury.

"Destinazione Terra" ci racconta di una nave aliena precipitata nel deserto dell'Arizona, ma non è l'ennesima storia di invasione e distruzione. È qualcosa di più profondo e visionario: un film che osa chiedersi se il diverso sia davvero un nemico o semplicemente un viaggiatore sfortunato.

Con Richard Carlson e Barbara Rush, Arnold costruisce un thriller che è anche una riflessione sulla paranoia, sulla paura dell'altro e sulla possibilità di comunicare oltre le apparenze.

Girato con mezzi ridottissimi ma con una visione che anticipa Spielberg di oltre vent'anni, questo piccolo capolavoro dimenticato ci ricorda che la fantascienza più intelligente non è quella che ci fa sognare mondi lontani, ma quella che ci aiuta a capire meglio il nostro.

Un film che parla degli anni Cinquanta ma guarda dritto al futuro, con una domanda ancora attualissima: cosa facciamo quando incontriamo qualcosa che non comprendiamo?

En cours de lecture

Recensione “Delitto in piazza” di Paolo Levi (1976)

Un impiegato ministeriale anonimo, una fidanzata che lo trasforma, una bugia sui servizi segreti e un fantasma che visita case vuote.

Con "Delitto in piazza" Paolo Levi costruisce nel 1976 un giallo che è molto più di un semplice mistero: è uno specchio spietato della società italiana, dove dietro le finestre della Roma bene si nascondono miserie quotidiane e segreti inconfessabili.

Mario Aldara si ritrova a indagare sulla scomparsa di una donna senza averlo mai chiesto, trascinato in un mondo di ipocrisie borghesi che Levi racconta con un'ironia tagliente e mai indulgente.

Un romanzo che mescola leggerezza e profondità, risate amare e tensione psicologica, dimostrando che il giallo italiano degli anni Settanta sapeva essere intelligente, originale e tremendamente attuale.

En cours de lecture

Recensione “Darling” di John Schlesinger (1965)

Nel 1965 John Schlesinger fotografa la swinging London attraverso gli occhi di Diana Scott, interpretata da una Julie Christie mozzafiato.

Un ritratto spietato di donna che diventa simbolo di un'epoca intera: quella in cui sembrava possibile tutto, persino che le donne potessero essere davvero libere. Ma dietro il glamour, dietro i vestiti firmati e le feste scintillanti, si nasconde una gabbia dorata che Diana scoprirà troppo tardi.

Un film premiato con tre Oscar che ancora oggi ci interroga sulla differenza tra libertà apparente e autentica emancipazione. Perché Diana Scott, bellissima e desiderata, finirà per essere addomesticata proprio attraverso ciò che sembrava renderla libera.


En cours de lecture

Recensione “In nome del popolo italiano” di Dino Risi (1971)

Nel 1971 Dino Risi dirige un film che spacca in due l'Italia del boom economico. Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman si affrontano in un duello interpretativo straordinario: da una parte il giudice Bonifazi, ossessionato dalla giustizia, dall'altra l'industriale Santenocito, maestro nell'arte del compromesso.

Age e Scarpelli scrivono dialoghi taglienti che fotografano un Paese in trasformazione, dove i principi cominciano a cedere il passo alla convenienza. Questo non è solo un film, è un documento storico che racconta chi eravamo e chi siamo diventati.

Dalla speculazione edilizia ai compromessi morali, dalla solitudine dei giusti al trionfo dei furbi, ogni fotogramma ci parla dell'Italia di ieri che è ancora l'Italia di oggi. Un capolavoro della commedia all'italiana che smette di far ridere per cominciare a far pensare.

Perché alla fine la vera domanda è: siamo più simili a Bonifazi o a Santenocito?