La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “I giganti uccidono” di Fielder Cook (1956)

Diretto da Fielder Cook e scritto dal geniale Rod Serling, "I giganti uccidono" ci porta nel mondo spietato della pubblicità degli anni Cinquanta, dove ambizione e moralità si scontrano in un crescendo di tensione psicologica.

La storia segue un dirigente pubblicitario costretto a scegliere tra successo professionale e integrità personale, in un'epoca in cui le grandi corporazioni iniziavano a dominare la società americana.

Serling, prima ancora di creare "Ai confini della realtà", dimostrava qui la sua straordinaria capacità di trasformare la critica sociale in dramma avvincente.

Un'opera che merita di essere riscoperta per la sua lucida visione di un mondo dove i veri giganti non sono gli uomini, ma le macchine del potere che li divorano.


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Recensione “Natale in casa d’appuntamento” di Ugo Moretti (1963)

"Natale in casa d'appuntamento" di Ugo Moretti è un romanzo del 1963 che osa portare il lettore in un territorio proibito durante la notte più sacra dell'anno.

Ambientato in un bordello alla vigilia di Natale, il libro intreccia le vite di prostitute, clienti e personaggi ai margini della società in un affresco corale che mescola cinismo e tenerezza.

Moretti costruisce un paradosso narrativo potente: mentre fuori risuonano i canti natalizi e le campane delle chiese, dentro quelle mura si consumano storie di solitudine, disperazione e inaspettata umanità. Il romanzo sfida l'ipocrisia borghese del boom economico italiano, mostrando come la sacralità del Natale conviva con la profanazione quotidiana della dignità umana.

Attraverso dialoghi asciutti e una prosa diretta, l'autore trasforma un luogo di perdizione in uno specchio spietato della società.

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Recensione “Il silenzio degli innocenti” di Jonathan Demme (1991)

Clarice Starling cammina in un corridoio dell'FBI circondata da uomini. La macchina da presa di Jonathan Demme la riprende dal basso, dall'alto, di traverso: è fuori posto, inadeguata, troppo piccola per quel mondo.

"Il silenzio degli innocenti" è un thriller perfetto, ma è anche la storia di una donna che deve combattere su due fronti: contro un serial killer e contro un sistema che non la prende sul serio.

Ogni inquadratura racconta il disprezzo sottile del patriarcato, quello delle persone perbene che ti guardano ma non ti vedono. Jodie Foster costruisce una Clarice fragile e fortissima, Anthony Hopkins un Lecter terrificante nella sua immobilità. E Demme, con il suo genio, trasforma ogni angolazione in una dichiarazione politica.

Un capolavoro che continua a parlarci da oltre trent'anni.


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Recensione “RX-M Destinazione Luna” di Kurt Neumann (1950)

In questa puntata parlo di "RX-M Destinazione Luna", il film di fantascienza del 1950 diretto da Kurt Neumann che racconta l'avventura di un equipaggio spaziale con un destino inaspettato.

Prodotto in fretta per battere sul tempo pellicole concorrenti, questo piccolo classico della sci-fi anni Cinquanta ci porta oltre i confini previsti della Luna, verso Marte.

Analizziamo gli effetti speciali artigianali dell'epoca, l'audace presenza di una scienziata donna e il finale sorprendentemente cupo per gli standard hollywoodiani del tempo.

Un viaggio nel cinema di genere che ha influenzato generazioni di appassionati, tra modellini spaziali, atmosfere da Guerra Fredda e sogni di conquista cosmica. Scopriamo insieme perché questo film merita ancora attenzione oggi.


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Recensione “Mirage” di Edward Dmytryk (1965)

In questa puntata esploriamo "Mirage", il thriller psicologico di Edward Dmytryk che nel 1965 ridefinì i confini del noir metropolitano.

Gregory Peck interpreta un uomo che si risveglia in un grattacielo di Manhattan senza memoria, inseguito da killer misteriosi e incapace di distinguere realtà da illusione. Accanto a lui, un Walter Matthau in uno dei suoi ruoli più ironici e memorabili, mentre la macchina da presa trasforma New York in un labirinto di vetro e acciaio dove ogni angolo nasconde un frammento di verità perduta.

Dmytryk orchestra un crescendo di suspense che anticipa tecniche narrative poi diventate classiche del genere, in un film che dialoga con Hitchcock ma trova una propria identità unica.

Il regista, grazie all'uso claustrofobico degli spazi urbani, crea quella sensazione di vertigine esistenziale che rende questo thriller un'esperienza cinematografica ancora oggi sorprendentemente moderna e inquietante.