La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “La prima inchiesta di Maigret” di Georges Simenon (1949)

Scopriamo le origini di uno dei personaggi più amati del romanzo poliziesco: il commissario Maigret. Georges Simenon, nel 1949, decide di raccontarci chi era il suo investigatore prima di diventare una leggenda, mostrandoci un giovane di appena ventisei anni, fresco di matrimonio, semplice segretario del commissario del quartiere Saint-Georges e ancora lontano dagli uffici del Quai des Orfèvres che saranno il suo regno.

"La prima inchiesta di Maigret" non è solo un giallo avvincente, ma il racconto di una nascita: quella di un mito letterario che ha attraversato generazioni. Simenon costruisce con maestria un personaggio ancora incerto, privo della sicurezza che lo caratterizzerà in seguito, ma già dotato di quella straordinaria capacità di comprendere l'animo umano. Un viaggio alle radici di un'icona che ci fa riscoprire il fascino delle origini e la bellezza della formazione di un grande investigatore.

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Recensione “Sweet Charity – Una ragazza che voleva essere amata” di Bob Fosse (1969)

Bob Fosse trasforma "Le notti di Cabiria" di Fellini in un musical esplosivo e malinconico che attraversa l'oceano per approdare nella New York degli anni Sessanta.

Shirley MacLaine è straordinaria nel ruolo di Charity Hope Valentine, ballerina di night club dal cuore inesauribile che continua a credere nell'amore nonostante le delusioni. Il regista firma un'opera che mescola coreografie audaci e momenti di intensa vulnerabilità emotiva, mantenendo intatta la poetica felliniana dell'innocenza tradita.

La regia visionaria di Fosse, al suo debutto cinematografico, introduce quello stile frammentato e nervoso che diventerà il suo marchio distintivo. La protagonista attraversa situazioni tragicomiche con una dignità commovente, incarnando perfettamente quella contraddizione tra sogno americano e realtà brutale.

Il musical diventa così una riflessione amara sull'illusione romantica e sulla solitudine urbana, pur mantenendo momenti di pura gioia coreografica.


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Recensione “Testimone d’accusa” di Billy Wilder (1957)

Un capolavoro del cinema giudiziario che ancora oggi lascia senza fiato: Billy Wilder trasforma il racconto di Agatha Christie in un thriller processuale di rara intensità, dove nulla è come appare.

Tyrone Power, in una delle sue ultime interpretazioni, veste i panni dell'imputato Leonard Vole, accusato di omicidio, mentre Marlene Dietrich incarna con magnetismo glaciale la moglie Christine. Ma è Charles Laughton a rubare la scena nei panni dell'astuto avvocato difensore Sir Wilfrid , creando un personaggio indimenticabile tra ironia britannica e genialità forense.

Wilder orchestra con maestria un crescendo di tensione che esplode in un finale rivoluzionario per l'epoca, capace ancora oggi di sorprendere anche gli spettatori più smaliziati.


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Recensione “Ieri, oggi, domani” di Vittorio De Sica (1963)

Il 19 dicembre 1963 usciva un film che avrebbe cambiato per sempre la storia del cinema italiano: "Ieri, oggi, domani" di Vittorio De Sica.

Tre episodi, tre Italie diverse, e una coppia leggendaria che ha fatto sognare generazioni: Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Dalla Napoli popolare di Adelina alla Roma notturna di Mara, passando per la Milano borghese di Anna, questo trittico firmato da giganti come Eduardo De Filippo, Alberto Moravia e Cesare Zavattini è un viaggio nell'anima di un Paese che sapeva raccontarsi con una voce unica al mondo.

Lo spogliarello più famoso della storia del cinema, una fotografia indimenticabile dell'Italia che fu, e un Oscar meritatissimo. Questo film è molto più di un classico, è un pezzo della nostra identità culturale che continua a parlare al presente.

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Recensione “Zero in condotta” di Jean Vigo (1933)

Circa quaranta minuti che hanno rivoluzionato il modo di raccontare l'infanzia. Nel 1933 Jean Vigo malato e con pochissimi mezzi, gira un film sulla ribellione di quattro ragazzi in un collegio francese. Le autorità lo censurano immediatamente, ma quel piccolo capolavoro anarchico comincia a circolare clandestinamente e finisce per influenzare profondamente il cinema che verrà. Da Truffaut a De Sica da "I quattrocento colpi" a "Sciuscià" scopriamo come questo cortometraggio vietato abbia insegnato a intere generazioni di registi che si può stare dalla parte degli ultimi, che la poesia può convivere con la rivolta, che il cinema esiste per mostrare il mondo da un punto di vista diverso. Un atto di resistenza cinematografica che continua a parlare a distanza di novant'anni.