La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “L’insolito caso di Mr. Hire” di Patrice Leconte (1989)

"L'insolito caso di Mr. Hire" di Patrice Leconte rappresenta uno dei vertici del cinema noir psicologico degli anni Ottanta. Michel Blanc offre una interpretazione straordinaria nel ruolo di un sarto solitario che vive ai margini della società, ossessionato dalla giovane vicina interpretata da Sandrine Bonnaire.

Quando un omicidio sconvolge il quartiere, Hire diventa il sospettato ideale per la sua diversità e il suo isolamento. Leconte trasforma il romanzo di Georges Simenon in un'opera visivamente potente, costruita su sguardi, silenzi e una tensione crescente che esplora i temi del voyeurismo, della solitudine urbana e del pregiudizio sociale.

La regia calibrata e l'interpretazione intensa di Blanc creano un ritratto umano di rara profondità, dove la suspense thriller si intreccia a una riflessione dolorosa sull'emarginazione e sul bisogno disperato di connessione umana.

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Recensione “Matrimonio all’italiana” di Vittorio De Sica (1964)

Quando il cinema smette di essere intrattenimento e diventa vita pura. "Matrimonio all'italiana" di Vittorio De Sica è uno di quei film che attraversano il tempo senza invecchiare di un secondo.

Con Sophia Loren e Marcello Mastroianni in stato di grazia assoluta, questo capolavoro del 1964 trasforma l'immortale "Filumena Marturano" di Eduardo De Filippo in un'esperienza che ti entra dentro e non ti lascia più.

C'è una scena, una sola frase – "funziona così... così... e così" – che racchiude uno dei momenti più alti della drammaturgia del Novecento.

Un film da vedere e rivedere, perché ogni volta scopri qualcosa di nuovo. Perché ogni volta ti commuovi come fosse la prima. Perché questo è cinema inarrivabile, quello che ti ricorda perché ami le storie raccontate sullo schermo.

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Recensione “Personal Velocity – Il momento giusto” di Rebecca Miller (2002)

Rebecca Miller ci porta dentro il momento esatto in cui tre donne decidono di cambiare tutto. Kyra Sedgwick, Parker Posey e Fairuza Balk sono le protagoniste di "Personal Velocity - Il momento giusto", un film del 2002 che parla di fuga, rinascita e libertà senza retorica né soluzioni facili.

Tre storie separate ma unite dallo stesso filo rosso: il coraggio di riprendersi la propria vita quando tutto sembra perduto. Una regia nervosa, quasi documentaristica, che ci mette faccia a faccia con la verità nuda delle sue protagoniste. Non è un film che ti lascia tranquillo, è un film che ti scuote e ti fa domandare: tu avresti il coraggio di ripartire?

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Recensione “Buttati Bernardo!” di Francis Ford Coppola (1966)

In questa puntata esploriamo uno dei primi lavori di Francis Ford Coppola, "Buttati Bernardo!" del 1966, commedia brillante che anticipa il genio visionario del regista de Il Padrino.

Con uno stile fresco e sperimentale, Coppola cattura lo spirito ribelle di un'epoca in trasformazione, mescolando momenti comici a riflessioni più profonde sul passaggio all'età adulta.

La pellicola mostra già la maestria del regista nel dirigere gli attori e nel costruire atmosfere autentiche, pur con i limiti di un budget ridotto. Un'opera che merita di essere riscoperta per comprendere le radici creative di uno dei più grandi cineasti americani.

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Recensione “Detour” di Egdar G. Ulmer (1945)

Un noir ipnotico girato in pochi giorni con un budget ridottissimo, eppure "Detour" è capace di incarnare l'essenza più pura del cinema americano.

Edgar G. Ulmer trasforma i limiti produttivi in poetica visiva, costruendo un incubo febbrile lungo la strada che collega New York a Los Angeles. Tom Neal interpreta Al Roberts, autostoppista maledetto intrappolato in una spirale di sfortuna e colpa dove ogni scelta sembra condurre verso il baratro.

Ann Savage è la femme fatale più velenosa del noir, una presenza devastante che divora lo schermo con la sua rabbia disperata. Ulmer orchestra ombre espressioniste e flashback vertiginosi in poco più di sessanta minuti di cinema essenziale, dove il fatalismo diventa protagonista assoluto.

Un capolavoro misconosciuto che dimostra come la grandezza artistica non dipenda dai mezzi ma dalla visione, un film che continua a ossessionare lo spettatore ben oltre i titoli di coda.