La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Viale del Tramonto” di Billy Wilder (1950)

Nel 1950 Billy Wilder osò l'impensabile: raccontare a Hollywood la verità su se stessa. "Viale del tramonto" è il ritratto spietato di una diva dimenticata che vive tra le rovine della propria gloria passata, servita da un maggiordomo devoto e sfruttata da uno sceneggiatore cinico.

Gloria Swanson e William Holden danno vita a uno dei duelli interpretativi più intensi della storia del cinema, in una villa decadente che diventa metafora perfetta dell'industria cinematografica stessa. Wilder costruisce un noir gotico dove ogni inquadratura è un capolavoro di fotografia espressionista e ogni battuta nasconde strati di significato.

Una pellicola che parla di fama, follia e del rifiuto di invecchiare con una lucidità che ancora oggi disturba e affascina. Un film che Hollywood non voleva vedere ma che non ha mai potuto dimenticare.


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Recensione “Unico indizio la luna piena” di Daniel Attias (1985)

Con "Unico indizio la luna piena" Daniel Attias è riuscito a creare un'opera che bilancia perfettamente tensione psicologica e orrore viscerale.

Analizzeremo la trasformazione del tranquillo paese della provincia americana diventa il teatro di terrore notturno, dove un giovane ragazzo disabile diventa l'improbabile eroe contro una minaccia che si nasconde tra i volti familiari della comunità.

Scopriremo come il film affronti temi profondi come l'innocenza perduta, il coraggio di fronte all'ignoto e la dualità della natura umana. Un viaggio nel cinema horror che ha influenzato generazioni di registi e appassionati del genere grazie al romanzo originale e alla sceneggiatura firmati dal Re Stephen King.


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Recensione “Il Gatto con gli Stivali” di Kimio Yabuki (1969)

In questo episodio esploriamo un vero gioiello dell'animazione giapponese spesso dimenticato: "Il gatto con gli stivali" diretto da Kimio Yabuki nel 1969 per la Toei Animation.

Questo adattamento della celebre fiaba europea rappresenta un momento cruciale nella storia dell'animazione nipponica, quando gli studios giapponesi cercavano di conquistare il mercato occidentale con produzioni ambiziose e tecnicamente raffinate.

Il film racconta le avventure del furbo felino Pero che, con astuzia e coraggio, aiuta il giovane Pierre a conquistare il cuore della principessa Rosa e a sconfiggere il malvagio orco Lucifero. L'opera si distingue per uno stile visivo elegante che fonde l'estetica europea con la sensibilità giapponese, creando sequenze d'azione dinamiche e momenti di autentica poesia visiva. Analizzeremo come questo film abbia rappresentato un ponte culturale tra Oriente e Occidente, aprendo la strada a future collaborazioni internazionali.

Non è un caso, quindi, che fra i suoi animatori ci sia un giovane Hayao Miyazaki. Un viaggio nostalgico ma anche critico in un classico che ha segnato la storia del cinema d'animazione mondiale.

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Recensione “Non per soldi… ma per denaro” di Billy Wilder (1966)

In questa puntata esploriamo "Non per soldi ma per denaro" una commedia graffiante di Billy Wilder che anticipa temi di straordinaria attualità. La prima collaborazione tra Jack Lemmon e Walter Matthau ci regala un affresco cinico dell'America delle truffe assicurative e degli avvocati senza scrupoli.

Lemmon interpreta un cameraman televisivo che finge di essere paralizzato dopo un incidente, manipolato dal cognato avvocato interpretato da un Matthau indimenticabile. Wilder costruisce una satira spietata del sogno americano trasformato in incubo giudiziario, dove l'amicizia si scontra con l'avidità e la coscienza con l'opportunismo.

Un film che mescola risate amare e riflessioni morali, dimostrando come il maestro austro-americano sapesse leggere le contraddizioni della società contemporanea con lucidità disincantata. Una pellicola che resta sorprendentemente moderna nel suo ritratto di un mondo dove tutto ha un prezzo e l'integrità è merce sempre più rara.


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Recensione “Se avessi un milione” di Ernst Lubitsch (1932)

Nel pieno della Grande Depressione, quando l'America faceva i conti con la miseria più nera, Hollywood osava porsi una domanda sovversiva: cosa faresti se ricevessi improvvisamente un milione di dollari?

Nel 1932, la Paramount raduna sette registi - tra cui il maestro Ernst Lubitsch - per rispondere attraverso otto episodi che diventano specchio spietato e commovente della società rooseveltiana. Da Charles Laughton che si vendica del suo capo tirannico con un gesto di sublime semplicità, a W.C. Fields che trasforma la frustrazione quotidiana in anarchia automobilistica, fino a Gary Cooper e George Raft.

Ogni storia rivela come la ricchezza non sia mai neutra, ma amplificatore di desideri nascosti e speranze represse. Un'opera corale che anticipa il cinema moderno, mescolando farsa e dramma sociale con una lucidità che attraversa i decenni. Riscopriamo insieme questo gioiello dimenticato che ci ricorda come il vero lusso sia la libertà di scegliere chi essere.