La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “L’appartamento” di Billy Wilder (1960)

"L'appartamento" di Billy Wilder è una delle commedie sentimentali più graffianti e indimenticabili della storia del cinema. Jack Lemmon interpreta C.C. Baxter, un anonimo impiegato di una grande compagnia assicurativa di Manhattan che, pur di fare carriera, presta il suo appartamento ai dirigenti per i loro incontri extraconiugali.

I guai arrivano quando il capo Jeff Sheldrake (Fred MacMurray) lo richiede proprio per i suoi appuntamenti segreti con la bella ascensorista Fran Kubelik (Shirley MacLaine), della quale Baxter è perdutamente innamorato. ù

Wilder, con la sua consueta ironia tagliente, mette a nudo l'alienazione e l'omologazione dell'uomo moderno, ridotto a numero di matricola in un mondo dominato da corporations senza volto.

Un film che vinse cinque Oscar, ispirò generazioni di registi — da Rob Reiner con "Harry ti presento Sally" in poi — e che, nella versione italiana, può contare su doppiatori leggendari come Giuseppe Rinaldi, Maria Pia Di Meo ed Emilio Cigoli. Un capolavoro senza tempo, da rivedere a intervalli regolari.

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Recensione “Chi è Harry Crumb?” di Paul Flaherty (1989)

John Candy nei panni di un detective tremendamente incompetente che crede di essere un genio dell'investigazione.

"Chi è Harry Crumb?" è una commedia del 1989 che trasforma il fallimento sistematico in arte comica pura. Paul Flaherty dirige questo gioiello dimenticato dove la fisicità esplosiva di Candy ricorda il Peter Sellers di Clouseau, ma con un'anima tutta americana. Travestimenti improbabili, gag fisiche costruite alla perfezione e una sicurezza incrollabile nel mezzo del caos totale.

Una commedia generosa e innocente che ci riporta a un tempo in cui si rideva senza secondi fini. Un one-man-show di puro divertimento dove l'incompetenza diventa poetica e la catastrofe si fa elegante. Riscopriamo insieme un film che merita molto più dell'oblio in cui è caduto.

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Recensione “Favole al telefono” di Gianni Rodari (1962)

In questa puntata parliamo di un libro che ha attraversato generazioni intere senza perdere nulla della sua magia: le "Favole al telefono" di Gianni Rodari.

Storie brevissime raccontate da un padre lontano alla sua bambina, ogni sera alle nove in punto, attraverso un filo telefonico che diventa ponte d'amore e fantasia. Favole fulminanti che in poche parole ribaltano il mondo, aprono domande, accendono la meraviglia.

Perché Rodari non scriveva solo per bambini: scriveva per quella parte di noi che rischia di addormentarsi sotto il peso della routine. Un capolavoro della letteratura italiana che deve stare in ogni casa, per i piccoli di oggi e per gli adulti che sono stati bambini ieri.

Riscopriamo insieme la strada che non andava in nessun posto e tutte le altre meraviglie di questo libro senza tempo.

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Recensione “Ascensore per il patibolo” di Louis Malle (1958)

Un ascensore bloccato, un omicidio perfetto che si trasforma in incubo, una Parigi notturna avvolta nelle note di Miles Davis. Nel 1958 Louis Malle firma il suo folgorante esordio alla regia con un noir che ridefinisce i confini del genere, trasformando un thriller in pura angoscia esistenziale.

Jeanne Moreau vaga per le strade deserte in cerca dell'amante scomparso, mentre la tromba di Miles Davis improvvisa la colonna sonora dell'ansia e del desiderio. Un cast stellare, una sceneggiatura firmata da Roger Nimier, e sequenze che hanno fatto la storia del cinema.

"Ascensore per il patibolo" è il punto d'incontro perfetto tra cinema noir, nouvelle vague e jazz, un film che continua a ipnotizzare a distanza di decenni.

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Recensione “Delitto nella strada” di Don Siegel (1956)

Nel 1956 Don Siegel gira "Delitto nella strada", un film sulla delinquenza minorile che va oltre i moralismi facili dell'epoca. Al centro c'è un giovanissimo John Cassavetes, ventisette anni che ne dimostrano la metà, nei panni di Frankie Dane, capo gang schiacciato da una violenza che non ha scelto ma ereditato.

Insieme a Sal Mineo, Cassavetes porta sullo schermo una fragilità mascherata da durezza, in un quartiere dove i vicoli stretti e gli androni bui diventano gabbie senza uscita. Siegel, con la sua regia asciutta e documentaristica, racconta una gioventù perduta senza pietismi né giustificazioni, trovando l'umanità nei luoghi più oscuri.

È un film che mostra Cassavetes prima di Cassavetes, il ragazzo terrorizzato sotto la maschera del duro, la rabbia di chi non ha voce. Quasi settant'anni dopo, continua a dirci qualcosa di vero sulla violenza come unica lingua conosciuta.