La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Mortacci” di Sergio Citti (1989)

Nel piccolo cimitero immaginato da Sergio Citti le anime aspettano di essere dimenticate per poter finalmente andarsene. È il 1989 e "Mortacci" mescola commedia all'italiana e surrealismo pasoliniano in un capolavoro ingiustamente oscurato dal tempo.

Con Vittorio Gassman, Sergio Rubini, Malcom McDowell e Mariangela Melato, il film racconta storie di morti che giudicano i vivi, di eroi finti costruiti per convenienza, di quella grettezza italiana che non risparmia nemmeno i defunti. Una riflessione grottesca e poetica sulla memoria, sull'ipocrisia e sulla verità che emerge solo quando non c'è più niente da perdere.

Come diceva il grande Totò: “Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie… appartenimmo â morte!”.


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Recensione “La sposa in nero” di François Truffaut (1968)

Nel 1968 François Truffaut porta sullo schermo il romanzo di Cornell Woolrich e crea un capolavoro che cambierà per sempre il modo di raccontare la vendetta al cinema.

Jeanne Moreau è Julie Kohler, una sposa vestita di nero che attraversa la Francia con un'agenda precisa: cinque uomini da trovare, cinque vite da spezzare. Ma questa non è una storia di giustizia. È il racconto di come il dolore può trasformarti in qualcosa che non è più del tutto umano, di come la vendetta diventi l'unica cosa che ti tiene in piedi quando tutto il resto è crollato.

Un film che Quentin Tarantino studierà pagina per pagina prima di girare "Kill Bill", rubandone l'anima e trasformandola in pop. Ma l'originale resta qui, freddo, elegante, spietato come solo Truffaut sapeva essere.

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Recensione “Sette uomini d’oro” di Marco Vicario (1965)

Nel 1965 Marco Vicario realizza il colpo perfetto del cinema italiano: un film di rapina che diventa il più costoso e il più esportato della nostra storia.

Con una sceneggiatura che funziona come un orologio svizzero, attori straordinari come Philippe Leroy, Rossana Podestà e Gastone Moschin, "Sette uomini d'oro" dimostra che il nostro cinema sapeva competere con Hollywood senza perdere identità.

Girato tra Italia e Svizzera, dove era vietato perfino riprendere le banche, il film deve fare i conti con la morale dell'epoca che imponeva finali edificanti. Ma resta un gioiello che ancora oggi stupisce per maestria tecnica e capacità narrativa, testimonianza di un'epoca in cui il cinema italiano dominava i mercati mondiali.

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Recensione “Hoppity va in città” di Dave Fleischer (1941)

Un gioiello dell'animazione che meritava ben altro destino: il film dei Fleischer Studios con la cavalletta canterina rappresenta uno dei vertici tecnici e narrativi del periodo d'oro dell'animazione americana, ma venne travolto dagli eventi del 7 dicembre 1941.

La straordinaria fusione tra personaggi animati e scenografie tridimensionali, la colonna sonora memorabile e la storia commovente di amicizia e riscatto non ebbero alcuna possibilità contro la tragedia di Pearl Harbor.

In questa puntata parliamo di come un'opera destinata a rivaleggiare con la creazioni di Walt Disney sia finita nell'oblio, trascinando con sé i sogni di gloria dei fratelli Fleischer e segnando la fine di un'epoca irripetibile dell'animazione.

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Recensione “Destinazione Terra” di Jack Arnold (1953)

Nel 1953, mentre l'America tremava per le paure atomiche e il maccartismo cercava nemici ovunque, Jack Arnold realizza un film di fantascienza rivoluzionario tratto da un racconto di Ray Bradbury.

"Destinazione Terra" ci racconta di una nave aliena precipitata nel deserto dell'Arizona, ma non è l'ennesima storia di invasione e distruzione. È qualcosa di più profondo e visionario: un film che osa chiedersi se il diverso sia davvero un nemico o semplicemente un viaggiatore sfortunato.

Con Richard Carlson e Barbara Rush, Arnold costruisce un thriller che è anche una riflessione sulla paranoia, sulla paura dell'altro e sulla possibilità di comunicare oltre le apparenze.

Girato con mezzi ridottissimi ma con una visione che anticipa Spielberg di oltre vent'anni, questo piccolo capolavoro dimenticato ci ricorda che la fantascienza più intelligente non è quella che ci fa sognare mondi lontani, ma quella che ci aiuta a capire meglio il nostro.

Un film che parla degli anni Cinquanta ma guarda dritto al futuro, con una domanda ancora attualissima: cosa facciamo quando incontriamo qualcosa che non comprendiamo?