La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Allegro non troppo” di Bruno Bozzetto (1976)

Bruno Bozzetto firma nel 1976 uno dei capolavori assoluti dell'animazione italiana, scritto insieme a Guido Manuli e al giovane Maurizio Nichetti.

"Allegro non troppo" è un omaggio dichiarato al "Fantasia" di Walt Disney, ma con una voce così personale e irriverente da diventare opera autonoma e indimenticabile. Grandi brani di musica classica — su tutti il Bolero di Ravel — prendono vita attraverso una matita geniale che sa essere comica e commovente nello stesso respiro.

A fare da contrappunto alle sequenze animate, gli intervalli in bianco e nero girati in un grande teatro vuoto, con un cast memorabile: Maurizio Micheli nei panni di un presentatore sopra le righe e un giovane Nichetti come disegnatore muto innamorato della ragazza delle pulizie.

Un film da portare sull'isola deserta. Da far vedere a scuola. Da non dimenticare mai.

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Recensione “La donna della domenica” di Luigi Comencini (1975)

Torino, 1975. Un omicidio bizzarro, una borghesia che sorride con la bocca ma non con gli occhi, e tre attori che da soli valgono il prezzo del biglietto.

Luigi Comencini prende il romanzo di Fruttero e Lucentini e lo trasforma in qualcosa che va ben oltre il giallo: è un ritratto spietato e ironico di un'Italia che stava cambiando pelle.

Marcello Mastroianni è un commissario malinconico e acutissimo, Jacqueline Bisset è affascinante e sfuggente come la nebbia che avvolge i portici torinesi, Jean-Louis Trintignant lavora per sottrazione con una precisione disarmante. A cucire tutto insieme, con eleganza sospesa, la colonna sonora di Ennio Morricone.

Oggi parliamo di "La donna della domenica", un film che cinquant'anni dopo non ha perso un grammo della sua classe. Benvenuti in questa puntata del podcast "La Foglia d'Acanto".

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Recensione “I banditi del tempo” di Terry Gilliam (1981)

In questa puntata parliamo di uno dei film più originali e irripetibili degli anni Ottanta: "I banditi del tempo" di Terry Gilliam, uscito nel 1981 e ancora oggi capace di stupire, divertire e inquietare in egual misura.

Un bambino solitario, sei ladri, una mappa rubata all'Essere Supremo e un viaggio caotico attraverso i secoli: questo è il punto di partenza di un'avventura visiva che non assomiglia a nulla di ciò che il cinema aveva fatto prima.

Scritto con Michael Palin dei Monty Python, prodotto da George Harrison, interpretato da un cast stellare che include Sean Connery, Ian Holm, John Cleese e Ralph Richardson, il film è un esempio perfetto di cosa succede quando un regista visionario ha carta bianca e la usa fino all'ultimo fotogramma.

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Recensione “Vedovo, aitante, bisognoso d’affetto, offresi… anche babysitter” di Jack Lemmon (1970)

C'è un film del 1971 che pochissimi ricordano, eppure meriterebbe un posto fisso nei cuori di tutti gli amanti della grande commedia americana. "Kotch" è l'unica opera da regista di Jack Lemmon, e già questo basterebbe a renderla degna di attenzione.

Ma quando dietro la macchina da presa c'è un artista del suo calibro, e davanti ci sono il talento e l'umanità di Walter Matthau nei panni di un anziano vedovo che si rifiuta di scomparire in silenzio, il risultato è qualcosa di raro: un film tenero, lucido, commovente, che parla di vecchiaia, dignità e solitudine con una grazia disarmante.

E poi c'è il titolo italiano — "Vedovo, aitante, bisognoso d'affetto, offresi… anche babysitter" — che da solo vale l'ascolto...

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Recensione “Arctic” di Joe Penna (2018)

Oggi parliamo di "Arctic", il film del 2018 diretto da Joe Penna che ha rivelato al grande pubblico una delle interpretazioni più intense e silenziose degli ultimi anni: quella di Mads Mikkelsen nei panni di un sopravvissuto abbandonato nel cuore del ghiaccio artico.

Un film essenziale, quasi privo di dialoghi, dove la lotta per la sopravvivenza diventa una riflessione profonda sul senso della vita e sulla responsabilità verso gli altri. Inevitabile il paragone con il Chuck Noland di Tom Hanks in "Cast Away" di Robert Zemeckis, ma Mikkelsen costruisce qualcosa di diverso, più freddo e contenuto, altrettanto devastante.

Un film che parla poco e dice tutto, girato con una fotografia che trasforma il paesaggio islandese in un personaggio a sé. Se non l'avete ancora visto, questa è la puntata giusta per convincervi a farlo.