La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Delitto in piazza” di Paolo Levi (1976)

Un impiegato ministeriale anonimo, una fidanzata che lo trasforma, una bugia sui servizi segreti e un fantasma che visita case vuote.

Con "Delitto in piazza" Paolo Levi costruisce nel 1976 un giallo che è molto più di un semplice mistero: è uno specchio spietato della società italiana, dove dietro le finestre della Roma bene si nascondono miserie quotidiane e segreti inconfessabili.

Mario Aldara si ritrova a indagare sulla scomparsa di una donna senza averlo mai chiesto, trascinato in un mondo di ipocrisie borghesi che Levi racconta con un'ironia tagliente e mai indulgente.

Un romanzo che mescola leggerezza e profondità, risate amare e tensione psicologica, dimostrando che il giallo italiano degli anni Settanta sapeva essere intelligente, originale e tremendamente attuale.

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Recensione “Darling” di John Schlesinger (1965)

Nel 1965 John Schlesinger fotografa la swinging London attraverso gli occhi di Diana Scott, interpretata da una Julie Christie mozzafiato.

Un ritratto spietato di donna che diventa simbolo di un'epoca intera: quella in cui sembrava possibile tutto, persino che le donne potessero essere davvero libere. Ma dietro il glamour, dietro i vestiti firmati e le feste scintillanti, si nasconde una gabbia dorata che Diana scoprirà troppo tardi.

Un film premiato con tre Oscar che ancora oggi ci interroga sulla differenza tra libertà apparente e autentica emancipazione. Perché Diana Scott, bellissima e desiderata, finirà per essere addomesticata proprio attraverso ciò che sembrava renderla libera.


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Recensione “In nome del popolo italiano” di Dino Risi (1971)

Nel 1971 Dino Risi dirige un film che spacca in due l'Italia del boom economico. Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman si affrontano in un duello interpretativo straordinario: da una parte il giudice Bonifazi, ossessionato dalla giustizia, dall'altra l'industriale Santenocito, maestro nell'arte del compromesso.

Age e Scarpelli scrivono dialoghi taglienti che fotografano un Paese in trasformazione, dove i principi cominciano a cedere il passo alla convenienza. Questo non è solo un film, è un documento storico che racconta chi eravamo e chi siamo diventati.

Dalla speculazione edilizia ai compromessi morali, dalla solitudine dei giusti al trionfo dei furbi, ogni fotogramma ci parla dell'Italia di ieri che è ancora l'Italia di oggi. Un capolavoro della commedia all'italiana che smette di far ridere per cominciare a far pensare.

Perché alla fine la vera domanda è: siamo più simili a Bonifazi o a Santenocito?


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Recensione “Dracula di Bram Stoker” di Francis Ford Coppola (1992)

Francis Ford Coppola nel 1992 decide di portare sullo schermo il Dracula definitivo, quello che nessuno aveva ancora avuto il coraggio di raccontare davvero.

Con Gary Oldman, Winona Ryder, Anthony Hopkins e Keanu Reeves costruisce un'opera che è prima di tutto un'esperienza visiva travolgente. Le ombre si muovono da sole, il rosso del sangue esplode come un urlo, i costumi di Eiko Ishioka trasformano i personaggi in creature mitologiche. Trent'anni dopo, questo film continua a lasciare senza fiato per la sua forza visionaria.

Coppola usa effetti pratici e trucchi da cinema delle origini che danno al film una materialità che il digitale non riesce a eguagliare. Non è solo un horror: è una storia d'amore sporca e disperata, un viaggio nell'ossessione e nella dannazione. È cinema che osa, che rischia, che crede ancora nel potere dell'immagine di dire ciò che le parole non possono. Un'opera che resta impressa nella memoria e sotto la pelle.

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Recensione “Johan Padan a la discoverta de le Americhe” di Dario Fo e Giulio Cingoli (2002)

In questa puntata analizziamo il film d'animazione tratto dall'omonimo monologo di Dario Fo, un viaggio satirico e visionario alla scoperta del Nuovo Mondo attraverso gli occhi di un furfante veneziano.

Johan Padan diventa testimone irriverente della conquista delle Americhe, ribaltando con intelligenza feroce la retorica ufficiale dei conquistadores. L'animazione di Giulio Cingoli traduce in immagini la verve teatrale di Fo, mantenendo intatta la forza eversiva del testo originale. Tra avventure picarescheе denuncia sociale, il film racconta lo scontro di civiltà con uno sguardo che privilegia gli sconfitti della storia.

Un'opera che mescola comicità popolare e riflessione politica, dimostrando come l'animazione possa essere strumento di critica culturale. Un capolavoro che merita di essere riscoperto per la sua attualità e il suo coraggio narrativo.