La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Colpo di spugna” di Jim Thompson (1964)

In questa puntata esploriamo "Colpo di Spugna", capolavoro oscuro di Jim Thompson del 1964 che ci trascina nell'abisso della psiche umana. Seguiamo la discesa agli inferi di un protagonista intrappolato in una spirale di violenza, paranoia e autodistruzione.

Thompson costruisce un racconto claustrofobico dove la linea tra vittima e carnefice si dissolve pagina dopo pagina. Il noir si fa qui strumento per indagare l'irrazionalità che si nasconde sotto la superficie della normalità, con una prosa tagliente che non concede respiro.

Un romanzo che anticipa il thriller psicologico moderno e conferma "Big" Jim Thompson come maestro indiscusso del lato più nero dell'animo umano. Una lettura disturbante, necessaria, indimenticabile.

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Recensione “Monty Phyton e il Sacro Graal” di Terry Gilliam e Terry Jones (1975)

Torniamo nel fangoso Medioevo britannico per parlare di uno dei film comici più influenti e sovversivi della storia del cinema: "Monty Python e il Santo Graal" di Terry Gilliam e Terry Jones.

Un'opera che ha trasformato la leggenda arturiana in un manifesto di anarchia comica, dove Re Artù galoppa senza cavallo, i cavalieri discutono di filosofia mentre perdono gli arti, e un coniglio diventa la creatura più letale del regno. Analizziamo come i Monty Python abbiano decostruito non solo un genere cinematografico, ma il linguaggio stesso del cinema, creando un capolavoro di nonsense intelligente che ancora oggi ci insegna che l'assurdo può essere la forma più onesta di verità.

Un film che ride di tutto, specialmente di se stesso, e che ci ricorda che la libertà creativa non conosce limiti quando si ha il coraggio di infrangere ogni regola.


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Recensione “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson (2005)

Questa puntata è dedicata al capolavoro di Stieg Larsson che ha rivoluzionato il thriller scandinavo. Attraverso le pagine di "Uomini che odiano le donne" viviamo l'indagine condotta dal giornalista Mikael Blomkvist e dall'indimenticabile hacker Lisbeth Salander, impegnati a risolvere la misteriosa scomparsa di una giovane donna avvenuta quarant'anni prima.

Un thriller che non è solo intrattenimento ma anche denuncia sociale, capace di far riflettere sui meccanismi del potere e sulla condizione femminile. Un'opera imperdibile per chi ama il genere noir e cerca storie che lasciano il segno.


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Recensione “I soliti sospetti” di Bryan Singer (1995)

"Ma esiste davvero Kaiser Söze? E se esiste... chi è?"

Benvenuti in questa nuova puntata dedicata a uno dei thriller più geniali e manipolatori della storia del cinema. Oggi parliamo de "I soliti sospetti" di Bryan Singer, il film che ha ridefinito il concetto di narratore inaffidabile e che continua a ingannare e sorprendere anche dopo quasi trent'anni.

Un cast stellare guidato da un Kevin Spacey da Oscar, una sceneggiatura vincitrice dell'Academy Award che funziona come un orologio svizzero, e un finale che vi lascerà a bocca aperta anche se l'avete già visto dieci volte.

Scopriamo insieme perché questo capolavoro del noir moderno continua a essere studiato, imitato e celebrato. Preparatevi a entrare nel labirinto di specchi creato da Christopher McQuarrie e Bryan Singer, dove niente è come sembra e la verità è sempre un passo avanti rispetto alle nostre certezze.

Attenzione: spoiler assolutamente vietati... diavolo di un Söze!

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Recensione “Amici miei” di Mario Monicelli (1975)

Quando la comicità italiana raggiunge vette assolute: "Amici miei" di Mario Monicelli non è solo il film delle zingarate e delle supercazzole, ma un'opera che ha saputo fotografare l'anima di un'Italia in bilico tra boom economico e vuoto esistenziale.

Cinque amici fiorentini - Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Philippe Noiret, Duilio Del Prete e Adolfo Celi - ci regalano una lezione magistrale su come il riso possa nascondere la disperazione, su come la goliardia diventi l'ultimo rifugio contro la paura di invecchiare.

Un film che ha inventato parole entrate nel nostro vocabolario quotidiano, che continua a farci ridere e piangere a distanza di oltre cinquant'anni, che rappresenta il vertice assoluto della commedia all'italiana. Monicelli dirige con quella sapienza artigianale che oggi sembra perduta, mescolando cattiveria e tenerezza in un equilibrio perfetto. Un capolavoro immortale da riscoprire e amare, risata dopo lacrima.