La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

La Foglia d'Acanto: recensioni senza spoiler!

Valerio Tagliaferri

"La Foglia d'Acanto" è il podcast che nasce dall'amore – o forse sarebbe meglio dire, dall'ossessione – per le storie. Che siano scritte su carta, proiettate su uno schermo o diluite in più puntate da divorare sul divano. Dopo aver trascorso anni a scrivere recensioni per il mio blog www.valeriotagliaferri.it, ho deciso di portare questa passione anche in formato audio, per permettervi di ascoltare le mie riflessioni mentre andate al lavoro, preparate la cena o semplicemente cercate un po' di compagnia durante le giornate frenetiche. Buon ascolto, Valerio.

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Recensione “Nel mezzo della notte” di Delbert Mann (1959)

"Nel mezzo della notte" di Delbert Mann è una commedia romantica raffinata e coraggiosa, tratta da un'opera teatrale di Paddy Chayefsky — lo sceneggiatore tre volte premiato con l'Oscar — portata sul grande schermo dopo il trionfo di "Marty" con lo stesso regista.

Jerry Kingsley (Fredric March), ricco sarto di Manhattan rimasto vedovo, trova inaspettatamente un nuovo slancio di vita accanto a Betty (Kim Novak), segretaria ventiquattrenne segnata da un difficile divorzio. Tra i due nasce un sentimento autentico, ma famiglie e convenzioni sociali non riescono ad andare oltre la differenza d'età e di censo.

Con delicatezza e lucidità rara per l'epoca, il film affronta i temi dell'amore maturo, dell'ipocrisia borghese e del coraggio di ricominciare. Memorabili le interpretazioni dei due protagonisti, così come, nella versione italiana, le voci di Emilio Cigoli e Rosetta Calavetta, tra le più belle e sensuali del doppiaggio dell'epoca.

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Recensione “Tutti i mercoledì” di Robert Ellis Miller (1966)

"Tutti i mercoledì" di Robert Ellis Miller è una commedia degli equivoci che nasconde, dietro la leggerezza apparente, un messaggio sorprendentemente moderno.

Tratta dall'omonimo successo di Broadway firmato da Muriel Resnik, con la sceneggiatura del premio Oscar Julius J. Epstein, la pellicola racconta la doppia vita di John Cleves, rispettabile dirigente per sei giorni su sette e instancabile dongiovanni il mercoledì.

Quando il suo appartamento segreto diventa teatro di una serie di equivoci esilaranti, le vere protagoniste emergono prepotentemente: Ellen Gordon, interpretata da una straordinaria Jane Fonda candidata al Golden Globe, e Dorothy Cleves, moglie apparentemente ignara.

Entrambe, da posizioni di subalternità, trovano la forza di emanciparsi e scegliere la propria strada, anticipando con anni di anticipo lo spirito del femminismo che avrebbe presto infiammato il mondo. Un piccolo gioiellino da riscoprire, precursore dei tempi e di grande freschezza.

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Recensione “Una volta ho incontrato un miliardario” di Jonathan Demme (1980)

Jonathan Demme racconta l'America degli invisibili in questa piccola perla del 1980 che trasforma un aneddoto bizzarro in un ritratto malinconico e affettuoso dell'uomo comune.

La storia di Melvin Dummar, autista di camion che sostiene di aver dato un passaggio a Howard Hughes nel deserto, diventa il pretesto per esplorare i sogni, le illusioni e la dignità di chi vive ai margini.

Con un Jason Robards ridotto a fantasma e una Mary Steenburgen da Oscar, il film brilla per la sua capacità di essere compassionevole senza mai scivolare nel paternalismo.

Un'opera che parla di perdenti dignitosi, di diner notturni e di quella sottile linea che separa la verità dalla necessità di crederci. Cinema indipendente americano al suo meglio.

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Recensione “Quarto potere” di Orson Welles (1941)

In questa puntata parliamo di un capolavoro che ha cambiato per sempre il linguaggio cinematografico: "Quarto potere" di Orson Welles.

Un film che ad oltre ottant'anni di distanza continua a interrogarci sul potere, sull'informazione e sulla solitudine che accompagna chi ambisce a dominare il mondo. Dietro la figura di Charles Foster Kane si nasconde il magnate William Randolph Hearst, che cercò di distruggere l'opera in ogni modo.

Welles aveva solo venticinque anni quando realizzò questo capolavoro che gli costò la carriera. Scopriamo il significato nascosto di "Rosebud", le innovazioni tecniche rivoluzionarie e perché questo film anticipa drammaticamente il nostro presente mediatico. Un'analisi di un'opera immortale che parla direttamente a noi, cittadini dell'era digitale.

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Recensione “Marty – Vita di un timido” di Delbert Mann (1954)

"Marty - Vita di un timido " di Delbert Mann è uno di quei rari capolavori che sanno raccontare l'ordinario con una grazia straordinaria.

Ernest Borgnine offre una delle interpretazioni più autentiche e commoventi della storia del cinema americano, dando vita a Marty Piletti, un macellaio del Bronx di trentaquattro anni, solo, schiacciato dalle aspettative familiari e sociali, che non ha mai smesso di sperare nell'amore.

Tratto dalla sceneggiatura televisiva di Paddy Chayefsky, il film vinse quattro Premi Oscar — tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Attore protagonista — diventando il primo film americano a vincere anche la Palma d'Oro a Cannes.

Niente eroi, niente colpi di scena: solo la vita vera, quella che si consuma tra un sabato sera e una telefonata mai fatta. Un film che, a distanza di settant'anni, parla ancora direttamente all'anima di chiunque si sia mai sentito fuori posto nel mondo.